Questa mattina accendo la radio e vengo subito investito da un coro (il solito) di proteste indignate per l’atto di pirateria (sic) d’Israele. Una mi colpisce in modo particolare per la sua diamantina concisione: “Israele è fascista, perché ha fermato con la forza lo yacht di Greta Thunberg” [con nominativo Madleen e gestito dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, ndr]. Caro ascoltatore, lei forse non sa che sta parlando di un blocco navale di guerra, che, secondo il diritto internazionale, rende legittima la cattura di qualsiasi imbarcazione mercantile che lo violi e, in determinate circostanze, persino l’affondamento del naviglio che tenti di forzarlo. In questo caso l’imbarcazione a vela è stata semplicemente scortata nel vicino porto di Ashdod e i 12 attivisti, componenti dell’equipaggio, sono stati rifocillati e lasciati cortesemente liberi di rientrare (espulsi) nei rispettivi paesi di provenienza.
Questo blocco navale non va confuso con un embargo, come sostiene strumentalmente la Freedom Flotilla; è inteso ad impedire al nemico di rifornirsi di armi e munizioni. Dopo quasi due anni e nonostante che la Striscia di Gaza sia letteralmente sigillata, Hamas continua ancora a lanciare razzi – ne ha lanciati otto, non più tardi di quindici giorni or sono, su Tel Aviv. Sarebbe interessante capire da dove provengano, dato che non hanno propriamente le dimensioni di uno stuzzicadenti e che i loro arsenali dovrebbero ormai essere vuoti.
La crociera del ketch Madleen nelle bellissime acque del Mediterraneo Orientale ha avuto come obiettivi dichiarati: sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla crisi umanitaria in corso (ma va?); creare un corridoio umanitario popolare, per forzare l’assedio imposto da Israele sulla Striscia di Gaza (ottima idea, nessuno ci aveva pensato prima); consegnare degli aiuti umanitari, consistenti in un po’ di riso e in qualche confezione di latte in polvere (quantità men che simbolica, per due milioni di persone).
Non so se ridere (una risata potrebbe affondarli) o se piangere. Se in questo momento lottassi per la sopravvivenza, segregato tra le rovine della striscia di Gaza, affamato, assetato, magari gravemente ferito e in costante pericolo di vita, mi sentirei deriso, umiliato e volgarmente offeso da questa indegna passerella diportistica, e penserei amaramente che si sono mossi con troppo anticipo sulla realizzazione dei marina e dei resorts progettati da Trump.