Pubblicità.

Due premesse. 1^ Sono sempre stato fermamente e convintamente contrario alla pena di morte, ovunque e in qualsiasi circostanza, disposizioni dei codici militari di guerra comprese; e sono fiero che la nostra Costituzione non le lasci più alcuno spazio, benché solo da meno di vent’anni (legge costituzionale 2 ottobre 2007 n.1). 2^ La “pubblicità” nel diritto (nulla a che fare con la promozione, con l’advertisement o con la réclame, beninteso) ha lo scopo d’informare la collettività di un fatto o di un atto, può servire a rendere l’atto opponibile ai terzi e, in alcuni casi, è indispensabile per la validità stessa dell’atto. Nell’ambito di un processo, la pubblicità costituisce una fondamentale garanzia di controllo dei cittadini sull’amministrazione della giustizia e di protezione dell’imputato da processi arbitrari. Con riferimento alla esecuzione di una pena di morte, la pubblicità serve a certificare che l’atto sia avvenuto nel rispetto delle procedure stabilite e prevede la presenza di un ristretto numero di testimoni: il direttore del carcere, il medico legale che accerta il decesso, i rappresentanti di alcuni media selezionati e i parenti della/e vittima/e.

In questi giorni Washington ha annunciato che la fucilazione di Nidal Hasan (autore della strage di Fort Hood del 2009), sarà trasmessa in live streaming. Si tratta, con tutta evidenza, dell’ennesima trumpata, che però ci riporta indietro di qualche secolo, quando l’esecuzione era concepita come un macabro spettacolo, al quale i cittadini venivano invitati a scopo di deterrenza e per rafforzare l’immagine del sovrano. Personalmente questa “novità” mi fa orrore, ma, forse, non più di quanto me ne faccia l’attuale presenza fisica dei parenti delle vittime in quella piccola stanzetta spoglia, separata dal “palcoscenico” sul quale va in scena l’esecuzione da un sipario e da una vetrata; presenza che, in quella fase (che può durare delle ore), fa palesemente assumere alla giustizia il volto rivoltante della vendetta personale.

L’aspetto sociologicamente interessante è che, trasmesso in streaming, la maggior parte degli spettatori (probabilmente milioni) lo scambierà per fiction, immaginando che magari sia stato prodotto dall’AI; e non proverà comunque alcuna particolare emozione, abituati come sono ad un continuo bombardamento di immagini simili, anche molto più cruenti e impattanti.

A chi lo vedrà in Italia verranno inevitabilmente in mente le comiche sequenze, viste e riviste mille volte in TV, dello storico spot pubblicitario (questo sì nel senso di advertisement) intitolato “Una telefonata allunga la vita” e interpretato da Massimo Lopez. Tutto, ormai, è diventato teatrino – a meno che tu non lo viva sulla tua pelle.

P.S. Contrordine – il Presidente Trump ha cambiato idea e annullato la diretta dell’esecuzione.

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