Nessun magistrato di un paese civile apostroferebbe una persona, sia pure indagata per omicidio, con l’epiteto “assassino” e, per esprimersi eventualmente così, attenderebbe che un Tribunale emettesse una sentenza, quanto meno di primo grado, se non, più correttamente, una sentenza passata in giudicato. Non è tanto una questione di provvedimenti o sanzioni che potrebbero colpirlo, ma innanzitutto di cultura giuridica e di deontologia professionale; comunque non sarebbe ben visto né dai colleghi né dai cittadini, che probabilmente lo censurerebbero, apertamente o intimamente ‐ di certo non lo premierebbero.
Invece poche ore fa è stato annunciato il conferimento del premio Nobel per la pace a Navi Pillay, che, come Presidente della Commissione d’inchiesta ONU sui territori palestinesi occupati e a titolo personale, ha usato e usa il termine “genocidio” per indicare l’azione militare israeliana a Gaza dopo il 7 ottobre. (1)
Ora, la Nobel Pillay è stata, tra i molti altri incarichi di prestigio, giudice della Corte Penale Internazionale (CPI) e giudice del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (ICTR) – dunque una magistrata di altissimo livello, di grande cultura giuridica e molto esperta, che ben conosce il peso e il significato delle parole, e il danno reputazionale (in questo caso davvero universale e storico), che possono arrecare.
Il 29 dicembre 2023 il Sudafrica ha denunciato Israele alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio e il processo segue ora regolarmente il suo corso. Perché non aspettare la sentenza? E se poi il giudizio della Corte non dovesse essere conforme con l’opinione della giudice Pillay e di tutti quelli che se ne sono avvalsi, rafforzando nei fatti la posizione di Hamas e indebolendo quella di Israele? Come potrebbe rimediare? Qualcosa non torna. Elie Wiesel fu insignito del premio Nobel per la pace quarant’anni dopo la conclusione del processo di Norimberga.
(1) Nel maggio scorso, Karim Khan, già Procuratore Capo della CPI, ha dichiarato: “Non ci sono prove sufficienti per accusare il Governo israeliano di genocidio a Gaza. Sarebbe sconsiderato accusare Israele di genocidio per scopi politici. Continuiamo ad indagare.”