Nei prossimi 6 mesi (da ottobre 2026 ad aprile 2027), in numerosi Paesi di tutto il mondo si terranno importanti elezioni politiche, presidenziali o ballottaggi: Brasile, Israele, Stati Uniti, Spagna, Germania, Finlandia, Francia, forse Italia e vari altri. La sensazione generale, suffragata dai sondaggi e dal parere di molti autorevoli politologi, è che si vada verso un successo sempre maggiore delle destre e tutti si chiedono, in tutte le sedi, quali ne siano le cause. Quella che si sente ripetere spesso in Italia, pur con sfumature diverse, è che le sinistre non sanno più rappresentare, come accadeva in passato, i reali bisogni delle classi sociali più disagiate e sofferenti, dibattendo troppo di formule e di equilibri; mancano programmi coraggiosi e intellegibili, e ci si limita a criticare ogni iniziativa ed ogni provvedimento provenienti dagli opposti schieramenti.
Questa spiegazione non sembra andare al fondo della questione, soprattutto se si considera che dovrebbe valere per un fenomeno a diffusione mondiale. Secondo me le sinistre perdono quasi ovunque nel mondo (gran parte dell’America Latina si è spostata a destra) perché non hanno più ideologie alle quali ispirarsi, o, almeno, forti ideali da promuovere. Ma perché, allora, le ideologie hanno perso mordente e si sono inaridite? Perché si è prepotentemente affermata e diffusa in ogni dove la “tecnica”, com’è intesa da Umberto Galimberti, sulla scia di Martin Heidegger e di Emanuele Severino. “Tecnica” non indica un insieme di tecnologie, sempre più sofisticate, nelle mani dell’uomo, ma un vero e proprio ambiente, nel quale viviamo e ci muoviamo; a ben vedere, non siamo noi a scegliere e governare i dispositivi, ma sono loro a dettare le condizioni, ad agire come soggetto storico. L’aspetto rilevante è che la tecnica non ha fini etici o morali; il suo unico obiettivo è l’autoconservazione e il proprio potenziamento auto-riproduttivo. Funziona al solo scopo di funzionare, applicando rigidi criteri di efficienza, di produttività e utilità. Tutto ciò che risponde a questa logica viene implementato, indipendentemente dalle conseguenze. La tecnica ha sostituito la natura, ha privato il mondo di senso e ha spogliato l’umanità della capacità di governare il suo futuro.
Se questa interpretazione è condivisibile (come penso), dato che la “tecnica” non è destinata (almeno nel medio periodo) ad allentare la presa (v. i progressi inquietanti e inarrestabili dell’AI), le sinistre ora non si trovano a dover fronteggiare le destre, ma un avversario incomparabilmente più potente e pervasivo (storico e universale, appunto); per questo motivo le sinistre sono destinate a perdere, a marginalizzarsi e, forse, a scomparire del tutto, almeno come le realtà politiche che abbiamo conosciuto nel Novecento – e, con loro, la nostra stessa humanitas.
PS Qualcuno eccepirà che il venir meno delle ideologie avrebbe dovuto colpire la destra e la sinistra in egual misura; in realtà non è stato così. La sinistra è nata e si è affermata come un progetto organico di trasformazione della società, ispirato al marxismo, al socialismo e all’egualitarismo. Al venir meno di queste grandi narrazioni collettive e unificanti, il suo elettorato si è frammentato in tanti rivoli sparsi: diritti civili, economia, ecologismo, pacifismo, ecc. La destra, invece, ha dimostrato una maggiore resilienza: riconvertendo l’ideologia in populismo, sovranismo e conservatorismo identitario; sorvolando sulla questione dirompente delle crescenti disuguaglianze; ed ergendosi a baluardo di valori più facilmente percepibili e più persistenti – tradizione, ordine, appartenenza nazionale, sicurezza, ecc. In sintesi, la sinistra post-ideologica si è smarrita, mentre la destra ha saputo trasformarsi, pragmaticamente, pur mantenendo vive le sue radici antropologiche e sociali.