Quando, fino a qualche anno fa, uno di noi sentiva parlare di innalzamento della temperatura globale, non capiva veramente bene che motivo ci fosse per allarmarsi così tanto. Avremmo usato un po’ di più l’aria condizionata – e allora?
Ultimamente, però, anche alle nostre benevoli latitudini mediterranee, chicchi di grandine grandi come palle da tennis, incendi furiosi ed indomabili, alluvioni, siccità, nubifragi, supercelle, improvvise folate di vento che scoperchiano le case e sradicano grossi alberi come se fossero dei fuscelli sono diventati parte della nostra stessa esperienza personale o di quella di parenti e amici. E (negazionisti esclusi) cresce la nostra apprensione di fondo (eco ansia) per le tragiche stranezze di un clima visibilmente mutato.
È però recentissima la pubblicazione di un eccellente studio statistico, condotto da due ricercatori dell’Università di Copenaghen (Ditlevsen & Ditlevsen, v. bibliositografia), i cui risultati aprono, secondo me, definitivamente gli occhi e mettono veramente i brividi. AMOC starebbe per collassare e il punto di non ritorno (tipping point), dovrebbe verificarsi in questo secolo, tra gli anni 2025 e 2095, con una confidenza del 95% e con un valore atteso pari all’anno 2060.
Ma cos’è AMOC? L’acronimo sta per Atlantic Meridional Overturning Circulation e si riferisce a quella circolazione di acque oceaniche (veri e propri enormi “nastri trasportatori”), parte importante dell’intero sistema di correnti oceaniche mondiali, che si svolge nell’Oceano Atlantico. Queste correnti assicurano una regolazione della temperatura e della salinità attraverso un meccanismo, che, nella sua essenza, è abbastanza semplice. Ricordiamo che tendenzialmente le acque oceaniche superficiali sono più calde e un po’ più salate (in assenza di significative immissioni di acque dolci, come p.e. nel caso di scioglimento di ghiacci artici), mentre quelle più profonde sono più fredde e più dense. Le acque più calde, provenienti da Sud, costeggiando l’Africa occidentale, attraversano l’oceano, si dirigono verso il golfo del Messico e poi salgono verso Nord, scorrendo in superficie; approssimandosi alla Groenlandia, da un lato, e alle Isole Britanniche e alla Norvegia, dall’altro, si raffreddano, scendono in profondità e invertono la direzione, dirigendosi a Sud e avviandosi a costeggiare l’America Latina.

Intorno all’Antartide avvengono gli scambi con gli altri rami del sistema di correnti oceaniche mondiali. Fa parte dell’AMOC la nota Corrente del Golfo, che riguarda anche l’Europa occidentale, l’area mediterranea e la stessa Italia, e che contribuisce (peraltro sempre meno) a mitigare gli eccessi del clima.
Cosa sta per accadere? In sintesi, per effetto dell’innalzamento delle temperature e il conseguente maggiore scioglimento dei ghiacci, le acque di AMOC, giunte all’estremo Nord, potrebbero non raffreddarsi più a sufficienza per appesantirsi e scendere in profondità. Si interromperebbe così la circolazione che abbiamo conosciuto fin qui – con conseguenze catastrofiche, che interesserebbero l’intero pianeta e le nostre regioni in particolare,
Qual è l’aspetto veramente allarmante, che rende questo rischio esistenziale diverso dalla maggior parte degli altri? Che la sua componente probabilistica riguarda ormai quasi solo il “quando” e non più il “se”. Ove mai ci fossero ancora dei margini per rallentare la corsa all’aumento della temperatura e lo scioglimento dei ghiacci nella regione del Nord Atlantico, quanto prospettato nella ricerca citata sarebbe un motivo più che sufficiente per indurci ad adottare subito misure di contrasto molto rapide ed efficaci.