Tutti (io per primo) indignati per il sacrificio, ormai quotidiano, di gazawi maschi e femmine di tutte le età, morti o feriti solo per aver cercato disperatamente d’accedere ad un po’ di farina, ci chiediamo cosa debba succedere perché questo orrore finisca subito.
In giro si sente dire di tutto e di più, e non solo al Bar dello Sport. Anche le Diplomazie e i Governi, almeno per quanto viene riportato dalla stampa, non sembrano cogliere il punto – o, se lo colgono, non sono propensi a dichiararlo apertamente, in una gara internazionale d’ipocrisia.
Eppure la fine di questo orrore si potrebbe ottenere in poche ore, se solo si seguisse questo percorso:
- Hamas, che il 10/7 ha provocato l’attuale conflitto armato, riconosce d’essere stato sconfitto e si arrende;
- tutti gli ostaggi ancora vivi vengono prontamente liberati e le salme di quelli defunti restituite, con rispetto e senza alcun clamore;
- gli uomini delle milizie di Hamas si consegnano pacificamente alle forze dell’IDF, sotto la sorveglianza di un piccolo contingente internazionale, che li identifichi uno ad uno e si renda garante delle loro vite e di un trattamento appropriato;
- insieme con tutte le armi e gli equipaggiamenti, vengono consegnate le mappe dell’intera rete delle infrastrutture sotterranee;
- l’IDF procede ad una rapida e radicale bonifica bellica della Striscia, sopra e sotto il livello del suolo, e la restituisce progressivamente alla libera circolazione dei suoi abitanti;
- i valichi vengono riaperti (fatti salvi i controlli di sicurezza, ma senza altre limitazioni) agli aiuti umanitari e poi, gradualmente, alla circolazione delle persone fisiche, in possesso di regolari documenti;
- a Gaza viene insediato un Governo Provvisorio a termine, con il compito di provvedere alle prime necessità, coordinare la distribuzione e la messa a terra degli aiuti umanitari, e predisporre un piano di massima della ricostruzione, amministrazione pubblica compresa.
Ai giorni nostri le guerre sembrano destinate a non finire mai, a rimanere inconcluse, tra armistizi e situazioni de facto. Però, arrivati a questo punto, la sensazione è che il Governo israeliano sia deciso a puntare su una vittoria “totale”, come quella che caratterizzò gli scontri “totali” della prima parte del Novecento.
Quella alla quale porta la mini road map delineata sopra è, più o meno, la conclusione che storicamente, da sempre, ha segnato la fine di ogni assedio vittorioso. Salvo che, dopo la resa, la parte soccombente (militare e civile) di norma veniva massacrata – mentre questo naturalmente non deve accadere, non solo per i civili, ma nemmeno per un singolo miliziano che si consegni disarmato (punto 3).
Quanto alla composizione del Governo Provvisorio, si possono immaginare diverse alternative, tutte comunque inevitabilmente destinate ad essere indirizzate dal punto di vista di Israele sul futuro di Gaza e dal fatto, incontestabile in questo quadro, che la parte vittoriosa tende in genere a rivendicare qualche diritto di rivalsa.
Quale potrebbe essere il ruolo della Comunità Internazionale? Secondo me quello di concentrarsi sul destino dei circa 2 milioni di gazawi sopravvissuti e premere con tutta la forza possibile perché, nel contesto dato, esso si compia nel migliore dei modi. Nella situazione attuale, fantasticare di ipotesi magari più corrette politicamente, ma irrealistiche, non può che ritardare ulteriormente la soluzione, portando altri lutti e altre sofferenze; ma questo non è più tollerabile.
P.S. (24.7) Siamo in piena estate e l’incontro di oggi in Italia, per tentare di risolvere la crisi di Gaza, tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il ministro israeliano Ron Dermer e il primo ministro del Qatar, si svolge naturalmente in una località di mare. A Coccia di Morto? Ma no – in Costa Smeralda … (ANSA)
Le odierne richieste di Hamas per arrivare ad un cessate il fuoco non temporaneo è che le truppe d’Israele si ritirino dalla Striscia e che, in cambio del rilascio di dieci ostaggi, vengano liberati 2.200 detenuti palestinesi. In recenti, simili occasioni il rapporto effettivo è stato di uno a trenta, uno a sessanta e persino di uno a cento (febbraio 2025); ma questo, di uno a duecentoventi, batterebbe ogni precedente record.
È una proposta surreale, destinata in tutta evidenza solo a guadagnare altro tempo. Dunque, chi sta davvero giocando con la vita dei civili palestinesi, usandoli senza alcuno scrupolo e con impareggiabile cinismo, fino alle estreme conseguenze, per capitalizzare i frutti della riprovazione internazionale nei confronti del Governo israeliano, abilmente coltivata e fatta crescere in tutti questi mesi?
A proposito di brutale cinismo (e di propaganda). Quando alla distribuzione degli aiuti alimentari provvedevano realtà più o meno “sensibili” alle ragioni di Hamas, questo se ne impadroniva, li immagazzinava nei suoi depositi, li destinava prima di tutto ai miliziani e ai civili suoi sostenitori, e alla fine, per finanziarsi, li immetteva sul mercato nero a prezzi stellari, nonostante siano “Not for Sale“. L’UNOPS, il servizio delle Nazioni Unite che gestisce la logistica e monitorizza l’ingresso degli aiuti a Gaza, informa che dal 19 maggio l’87% degli aiuti alimentari è stato rubato da uomini armati, oltre che da civili. Per questo motivo Hamas ora sabota con il sangue del suo stesso popolo l’attività di distribuzione (peraltro non impeccabile) della Gaza Humanitarian Foundation, la presenza della quale gli taglia l’erba sotto i piedi. Che la fame sia usata come un’arma di propaganda da Hamas più che come un’arma di guerra dall’IDF è testimoniato, tra l’altro, dal fatto che in questi giorni migliaia di tonnellate di alimenti erano già dentro la Striscia, nei pressi del valico di Kerem Shalom; ma lì sono rimaste al sole e ora sono state gettate al macero per il rifiuto delle ONG di collaborare con la GHF, in segno di protesta per essere state formalmente escluse dalle attività di distribuzione – e alla faccia dei principi umanitari.