La dichiarazione (indirizzo web nella bibliositografia) è stata sottoscritta in data 30 luglio 2025 dalle delegazioni permanenti presso le Nazioni Unite della Francia e dell’Arabia Saudita, e di altri 15 paesi (Brasile, Canada, Egitto, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Giordania, Messico, Norvegia, Qatar, Senegal, Spania, Turchia e Gran Bretagna) oltre all’Unione Europea e alla Lega Araba; è facile prevedere che molti altri si aggiungeranno alla lista nelle prossime settimane.
L’obiettivo dichiarato è di “svolgere un’azione collettiva per porre fine alla guerra a Gaza e raggiungere un soluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese, basata sull’effettiva attuazione della soluzione dei due Stati e per costruire un futuro migliore per palestinesi, israeliani e tutti i popoli della regione”. Assolutamente condivisibile (e ci mancherebbe), eccetto che per la soluzione dei due Stati, per realizzare la quale siamo probabilmente ormai fuori tempo massimo (v. il precedente post Riconoscere lo Stato Palestinese).
Il testo della dichiarazione è lungo 16 pagine e si articola in 42 punti, che descrivono alquanto dettagliatamente una possibile road map per raggiungere questo obiettivo. Hamas è citato tre volte.
Prima: Condanniamo gli attacchi commessi da Hamas contro i civili il 7 ottobre. Vorrei ben vedere – anche se vengono subito posti, pari pari, sullo stesso piano degli attacchi perpetrati da Israele contro i civili e le infrastrutture civili a Gaza. Gli attacchi commessi da Hamas avevano esattamente quello scopo ed erano inequivocabilmente di stampo terroristico; le azioni di guerra dell’esercito regolare di Israele hanno determinato conseguenze pesantissime per i civili e le infrastrutture civili di Gaza, ma erano dirette contro i terroristi di Hamas, che di quei civili (loro compatrioti) e di quelle infrastrutture si sono fatti sistematicamente scudo.
Seconda: Hamas deve rilasciare tutti gli ostaggi. Non è specificato quando, ma dalla decodifica del linguaggio diplomatico del punto 8) non sembrerebbe proprio che lo si ponga come condizione preliminare.
Terza: […] Hamas deve porre fine al suo governo sulla Striscia e consegnare le sue armi […] Già, ma chi lo disarma e lo schioda da lì? I caschi blu del senhor Guterres o la legione straniera di monsieur Macron? Faranno loro il “lavoro sporco” che pacificherà quella regione?