Seconda crociera a Gaza.

Con poche eccezioni, quelle della Sumud Flotilla non sono navi, come si ostina a dire la maggior parte dei commentatori, ma imbarcazioni (ad oggi una quarantina circa), per lo più a vela, così piccole o così male equipaggiate da dover rimandare la partenza dalla Spagna, a causa di condizioni meteo non ideali – benché siano le condizioni estive del Mediterraneo e non quelle invernali dei cinquanta urlanti.

Trasportano aiuti umanitari, in misura maggiore di quelli, risibili, della prima crociera del giugno scorso, ma sempre irrisori rispetto alle enormi necessità della striscia di Gaza e a quelli che, pur centellinati, vi entrano quotidianamente. Ma imbarcano soprattutto un gran numero di attivisti filo-palestinesi e di personaggi di provenienza varia (compresi alcuni esponenti dei nostri PD, 5S e AVS, che hanno già chiesto al Governo di conferire loro lo status diplomatico), in cerca di visibilità e notorietà per la loro causa e, verosimilmente, per se stessi e per i loro gruppi di appartenenza.

L’obiettivo dichiarato è ancora quello di rompere l’assedio e di aprire un corridoio umanitario; quello non dichiarato, almeno per alcuni, sembra essere piuttosto di stampo politico.

Dunque Greta T. & Co. ci riprovano. Ma quella verso la quale sono diretti rimane una zona di guerra, se possibile ancora più dura e definitiva di quella in corso tre mesi or sono. Che cosa si aspettano? Che le forze navali israeliane consentano loro di forzare il blocco, senza colpo ferire? Della serie: prego, accomodatevi?

La reiterazione del precedente tentativo, sempre simbolico, ma più provocatorio, non foss’altro che per il numero dei componenti la flottiglia e per l’annesso, vasto battage propagandistico, renderà più rude la reazione della marina militare e più serie le conseguenza per gli organizzatori e per i partecipanti (sequestri e reclusioni). È questo che si vuole? Si cerca deliberatamente l’incidente e, magari, si mette cinicamente in conto che ci scappi il morto?

Ci si augura naturalmente che questo non accada, ma, nel caso accadesse, il/la colpito/a sarà stato/a comunque un/a adulto/a, libero/a di scegliere, pasciuto/a e assistito/a versus diverse decine di migliaia di vittime dei bombardamenti, della malnutrizione e delle carenze medico-sanitarie, già molto debilitate per gli stenti, fisici e psicologici, patiti per mesi, certo non per loro volontà.

In tutta franchezza, pur consapevole di andare contro corrente come un salmone, non credo che questa azione dimostrativa meriti condivisione e sostegno, al di là delle considerazioni di maniera delle quali in questi giorni sono piene le cronache. Le guerre (e le violenze in generale) vanno evitate in tutti i modi e quando scoppiano vanno fermate prima possibile. Ciò detto, con assoluta convinzione, e ribadito fino allo sfinimento, non si può pensare in buona fede di ottenere dei risultati concreti con delle minuscole azioni estemporanee, velleitarie e pericolose; i blocchi navali sono una cosa seria, checché ne pensino giornalisti superficiali, diportisti allo sbaraglio e sostenitori festanti da banchina.

P.S. 18.9.2025 La Flotilla che punta su Gaza con l’impossibile obiettivo di rompere via mare l’assedio israeliano è infiltrata ai massimi livelli da personaggi vicini ad Hamas, la Jihad islamica e la Fratellanza musulmana. […] i dettagli con foto e riferimenti recenti arrivano dal ministro israeliano, Amichai Chikli, per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo. Fonte coinvolta nel conflitto, ma estremamente precisa. E le accuse di collusione vengono rese pubbliche il giorno che Greta Thunberg, dopo essere stata usata come simbolo e paravento dagli organizzatori della Flotilla, si chiama fuori lasciando la nave ammiraglia per imbarcarsi su un altro battello come semplice volontaria. Forse […] si è resa conto di essere stata usata da personaggi legati ad Hamas, che porteranno la Flotilla verso il disastro. Altrettanto dovrebbero fare i parlamentari italiani ProPal, che avrebbero dovuto sapere fin dall’inizio in cosa si stavano imbarcando. Inizia così l’articolo firmato oggi da Fausto Biloslavo, un giornalista di lungo corso, che si è sempre speso in prima persona su numerosi fronti di guerra – si trova all’indirizzo: https://www.ilgiornale.it/news/politica/jihad-hamas-e-fratellanza-i-segreti-rete-islamista-che-sta-2538227.html

P.P.S. 12.10.2025 Nel circo mediatico che ha accompagnato questa vicenda, perché nessuno si è lamentato del sequestro delle imbarcazioni a vela o, addirittura, dell’affondamento di alcune? Eppure si tratta di valori rilevanti per una famiglia non particolarmente facoltosa, paragonabili a quelli di un appartamento. Forse non erano di proprietà degli skipper? In questo caso sarebbe interessante sapere chi le ha messe a loro disposizione, con quale motivazione e come mai sembra rinunciarvi con tanta noncuranza.

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