Se alla fine dell’anno scorso (2019) qualcuno ci avesse prospettato una realtà simile a quella che stiamo vivendo in queste settimane, in Italia e nel mondo intero, l’avremmo preso per un pazzo visionario e gli avremmo risposto, con tutta l’incredulità e la sufficienza delle quali siamo capaci: “ma figuriamoci!”
Eppure è accaduto e sta ancora accadendo – anzi, non siamo nemmeno a buon punto con l’emergenza sanitaria; figuriamoci (…) con quella socio-economica, che ne deriverà.
Ma non è su questo “figuriamoci” che vorrei soffermarmi.
Per quanto riguarda più da vicino il tema al quale si ispira questo blog, è evidente che quasi tutti i Governi del mondo abbiano sottovalutato o (consapevolmente) trascurato la minaccia CoVid19, quando era già chiarissima nella sua fisionomia, ed in alcuni casi persino già ampiamento in atto.
Ci siamo ancora dentro tutti fino al collo, i media planetari ne parlano continuamente, al punto che ogni altra notizia sembra essersi evaporata, eppure (tanto per fare un esempio) Mr. Adams, capo del servizio sanitario pubblico (surgeon general) degli USA, ancora il giorno 5.4.2020 (!) avverte che la pandemia americana potrebbe essere una “Pearl Harbor”, un “11 settembre”. Osservo che quelli furono degli eventi gravissimi, ma circoscritti; comunque davvero inaspettati e, in una certa misura, imprevedibili, mentre questo CoViD19 è stato per loro una sfida ampiamente annunciata, in diversi casi con almeno 2-3 mesi d’anticipo.
Dunque, se tanto mi dà tanto, possiamo bene immaginare l’attenzione che i Governi potrebbero avere per un pericolo solo ipotetico, posto in un tempo futuro, percepito come certamente posteriore alla fine del loro mandato.
Ma non solo. I tragici eventi che stiamo vivendo su scala planetaria hanno anche evidenziato la difficoltà dei Governi di coordinarsi tra di loro, di approntare strategie e politiche comuni. Al di là di qualche aiuto umanitario, lodevole in sé, ma dal vago retrogusto propagandistico e geopolitico, abbiamo invece assistito ad episodi francamente sconcertanti, come la requisizione da parte di un Paese UE a danno di un altro Paese UE di materiale sanitario in transito, già pagato e dalla destinazione inequivocabile. Sembra proprio drammaticamente confermato sul campo come in circostanze eccezionali tenda a prevalere l’egoismo nazionale e talvolta persino regionale.
Dunque possiamo ragionevolmente ipotizzare che nessun Governo prenderebbe seriamente in considerazione, in tempo utile, una minaccia proveniente da una AI globale connessa in rete e, a maggior ragione, nessuno si coordinerebbe realmente con uno o più altri per predisporre politiche volte a prevenire efficacemente questo rischio, posto che a posteriori si potrebbe fare ben poco per evitare la catastrofe.
Sotto quale veste potrebbe concretamente configurarsi questa minaccia?
Se tu avessi la possibilità tecnica di agire su un singolo ganglio vitale delle nostre società, quale sceglieresti, escludendo il ricorso a mezzi cruenti, alle armi nucleari o a quelle batteriologiche? Non voglio dare a eventuali malintenzionati indicazioni troppo dettagliate o troppo chiare, ma io sceglierei il settore della distribuzione di energia elettrica; anche se non escludo che ci possano essere altre alternative per paralizzare il mondo intero in poche ore, altrettanto efficaci e “pulite”.
Non credo che si tratti di una idea particolarmente originale e ricordo in proposito il controverso tentativo, peraltro circoscritto e artigianale, di abbattere un traliccio della linea elettrica lombarda da parte di un noto editore, nei primi anni del nostro terrorismo. Per quanto invece riguarda l’entità e la vastità delle conseguenze di un blackout elettrico, possiamo guardare al 2003 come ad un anno esemplare.
Il blackout italiano del 2003 venne scatenato dalla caduta di un singolo albero (sic), finito su un traliccio della linea ad altissima tensione (tra l’altro della Svizzera) e le conseguenze risultarono fortunatamente abbastanza limitate, solo perché si verificò di domenica, alle ore 3.27 del mattino, e non durò molto a lungo. La corrente tornò gradualmente nel corso della giornata: verso le 9 al Nord (che quasi non se ne accorse), poi al Centro ed infine in serata al Sud (in Sicilia solo verso le 22). Causò comunque vari disagi: dall’interruzione dei trasporti (tra cui aeroporti, ferrovie, metropolitane e tram), allo spegnimento dei semafori e al blocco degli ascensori.
Molto più grave fu invece l’incidente che colpì il nord degli USA e il Canada, alle ore 16 di Giovedì 14 Agosto, all’inizio (con incredibile tempismo) di un lungo ponte di mezza estate. Le linee telefoniche diventarono presto intasate e inutilizzabili. Si spensero i climatizzatori, i frigoriferi domestici e quelli dei supermercati; si fermò il traffico ferroviario e quello aereo; si fermarono le metropolitane, gli ascensori e le scale mobili; la circolazione su strada impazzì rapidamente, anche perché si bloccarono i semafori e gli erogatori di carburante; si spensero i distributori automatici e rimasero coinvolte persino le centrali nucleari.
Ma la circostanza per noi più interessante è che tutto questo fu dovuto ad un modesto bug, affacciatosi nel sistema di controllo di una società privata di distribuzione dell’energia nell’Ohio. Non si erano verificati dei veri e propri guasti di rete, ma per ovviare al piccolo inconveniente il personale ricorse al server di riserva, che, sovraccaricato, si bloccò quasi subito, innescando una serie incontrollata di reazioni a catena, che portarono al blocco generalizzato, descritto sopra, e che durò per un paio di giorni.