Seconda dose.

In questi giorni (fine Giugno 2021) si fa un gran parlare della seconda dose del vaccino anti SARS-CoV-2, nonostante lo svolgersi dei campionati europei di calcio, che, in altri tempi, avrebbero completamente monopolizzato l’attenzione di tutti.

Dopo qualche tentennamento, il Ministro della Salute, su indicazione del CTS e sull’onda di un’opinione pubblica spaventata dai (peraltro rarissimi) casi di effetti collaterali gravi, ha stabilito che agli under-60, che abbiano già ricevuto una prima dose di AstraZeneca, venga somministrata una seconda dose di un vaccino mRNA (Pfizer o Moderna) e ha affermato che non c’è alcuna controindicazione ad abbinare due prodotti diversi (prima uno a vettore virale e poi uno a RNA messaggero) e che, anzi, la vaccinazione c.d. “eterologa” potrebbe addirittura assicurare una difesa più efficace.

Naturalmente si è subito acceso un vivace dibattito. Se questa scelta è migliore dell’omologa, perché non la si è praticata sin dall’inizio? Sarebbe altrettanto indicata un’eterologa con prima dose Pf e seconda AZ? E se in un prossimo futuro si dovesse somministrare anche una terza dose? Gli effetti collaterali del mix sono più lievi o più gravi? Più o meno frequenti?

Da un punto di vista d’indirizzo generale bisogna tener conto ovviamente di vari aspetti, che mutano nel tempo: l’esistenza o meno di farmaci o procedure atte a curare la malattia; la velocità di diffusione del virus e la sua letalità; la tenuta del sistema sanitario (e di quello economico); la disponibilità di dispositivi medici: la compliance della popolazione; e, non ultimo, la disponibilità di vaccini efficaci e sicuri, in quantità enormi, dato che si tratta di intervenire su scala planetaria. È chiaro che quando si ha la sensazione di poter essere travolti non si può andare, purtroppo, tanto per il sottile e si devono fare delle scelte pragmatiche. Ma in questo momento in Italia le cose stanno andando, per fortuna, abbastanza bene e con l’estate dovrebbero poter migliorare ulteriormente.

Detto questo, mettiamoci ora nei panni di un singolo under-60, già vaccinato con AZ, comprensibilmente confuso e preoccupato, e concentriamo l’attenzione solo sulle due alternative, pro e contro l’abbinamento AZ-Pf.

Quello che, a mio parere, crea incertezza, perché non è stato evidenziato con sufficiente chiarezza, è che le due posizioni non sono direttamente confrontabili, perché attualmente si propongono su due piani molto diversi.

Da un lato, a sostegno della somministrazione AZ-mRNA, disponiamo, oltre che del parere personale di qualche esperto (immunologo, virologo, ecc.), di: uno studio spagnolo, condotto in laboratorio su 663 under-60, suddivisi in 431 casi e 232 controlli; uno studio (in pre-print) dell’Università di Ulm, condotto in laboratorio su 26 persone di età compresa tra 25 e 46 anni; un altro studio tedesco[1] (sempre in pre-print) che ha preso in esame un gruppo di medici e infermieri, mettendo alla fine a confronto 55 vaccinazioni eterologhe con 32 omologhe.

Senza entrare in dettagli tecnici e in calcoli astrusi, è evidente che se vuoi osservare un evento raro devi, per così dire, offrirgli la possibilità di verificarsi. Se p.e. consideri un evento che ha una probabilità di verificarsi di 1 su 1000 e ti limiti a osservare 50 casi o a replicare 50 volte l’esperimento atto a produrlo, la probabilità di NON osservarlo è ovviamente altissima. Questo però non deve indurre la falsa impressione che non ci sia alcun rischio o che esso sia trascurabile, se si tratta di un effetto collaterale grave, suscettibile di verificarsi (nel nostro esempio) mediamente una volta ogni mille soggetti trattati.

Dall’altro lato, a favore di una scelta AZ-AZ, ci sono comunque: un gran numero di studi teorici; i trials, ampi e documentati, della casa produttrice; le valutazioni unanimi delle nostre Agenzie Regolatorie (EMA e AIFA); ma, soprattutto, un’esperienza empirica ormai vastissima, forse unica nella storia per numerosità di casi e affidabilità delle osservazioni e delle relative registrazioni. Solo in Europa sono già state somministrate due dosi a quasi 180 milioni di persone[2], per la grandissima parte omologhe.

Personalmente non avrei dubbi: l’evidenza empirica sul campo è, almeno al momento, talmente tanto più “pesante” a favore di una seconda vaccinazione omologa, da rendere irrazionale, per un singolo individuo, ogni altra scelta.

Quando si esamina una questione in via teorica o si fanno un numero limitato di osservazioni empiriche in condizioni controllate (di laboratorio), nulla garantisce che sia sfuggito qualcosa di rilevante. Quando si fanno milioni di osservazioni di buona qualità sull’intera popolazione interessata, quanto eventualmente sfugga può riguardare solo possibili conseguenze future; ma rispetto a questa variabile non abbiamo alcuna possibilità di tutelarci empiricamente – solo il trascorrere del tempo ci potrà fornire una risposta.

PS Il Presidente Draghi, over-60 e con una prima dose di AZ, contravvenendo alle raccomandazioni del CTS da lui nominato e alle disposizioni “perentorie” del Ministro della Salute del suo stesso Governo, ha dichiarato pubblicamente che si farà somministrare una seconda dose Pf e che tutti sono sostanzialmente liberi di scegliere. Al netto dell’opportunità politica di esautorare platealmente le due più alte Autorità sanitarie del nostro Paese, penso francamente che non abbia reso un buon servizio alla comunicazione, ma innanzitutto alla razionalità (per come l’abbiamo definita sopra) di una scelta, alla quale in questo momento sono chiamati milioni di italiani.

[1] Humoral and cellular immune response against SARS-CoV-2 variants following heterologous and homologous ChAdOx1 nCoV-19/BNT/162b2 vaccination, Joanna Barros-Martins et al., posted June 3, 2021 [2] Dato al 19.06.2021, fonte https://ourworldindata.org/covid-vaccinations

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