“Questa è la mente più vicina a quella di un alieno intelligente che ci possa capitare d’incontrare” (Peter Godfrey-Smith). A chi pensi che possa appartenere questa mente? È facile immaginare che si tratti di un animale, che vive su questa nostra terra. Ma quale animale?
Scarterei subito l’idea che si tratti di uno scimpanzé, non perché non sia intelligente, anzi; ma perché lo percepiamo come molto simile a noi e assai poco alieno. In effetti, condividiamo con lui il 99% del nostro DNA umano e nell’evoluzione delle specie il nostro comune progenitore risale solo a 6 milioni di anni fa.
È noto che i delfini, così come i cani e i gatti, dimostrano d’avere comportamenti intelligenti; ma anche questi, alla fin fine, sono dei mammiferi come noi. Se ci allontaniamo ancora un po’, i corvi imperiali sono considerati intelligenti sin dall’antichità e in effetti sono capaci di adottare comportamenti complessi e flessibili; però, pur non essendo dei mammiferi, sono comunque dei vertebrati, accomunati a noi da una caratteristica (tra le altre) assai poco aliena: l’avere un cervello posto nel capo, non a caso proprio dietro l’organo principale dei sensi, gli occhi.
Di quanto dobbiamo allora scendere lungo l’albero evolutivo per trovare un progenitore comune a noi e ad un animale sensibile e intelligente, ancora vivente ai giorni nostri e che ci appaia davvero “altro” da noi? Di ben 600 milioni di anni. E qual è questo animale? Un polpo (Octopus).
In generale i cefalopodi (polpi, seppie e calamari) hanno sviluppato grandi sistemi nervosi e la capacità di comportarsi in modo molto diverso dagli altri invertebrati, percorrendo una via evolutiva che si è separata completamente da quella che ha portato a noi, esseri umani, prima ancora che qualche organismo si spingesse sulle terre emerse.
Un polpo è dotato di un piano corporeo a simmetria bilaterale, anche se ad un osservatore inesperto e distratto potrebbe apparire come radiale. Non ha alcuna struttura scheletrica (appartiene alla famiglia dei molluschi senza conchiglia), né parti dure (escluso un piccolo becco). Il suo sistema nervoso può contare su circa 500 milioni di neuroni (più o meno quanti quelli di un cane), ma la cosa singolare è che essi non sono localizzati prevalentemente nell’encefalo, come in tutti i vertebrati, ma sono distribuiti in larga parte nei suoi otto tentacoli. Ciascuna ventosa di ciascun braccio può contenere fino a 10 mila neuroni e ogni braccio è indipendente dagli altri. Nel polpo corpo e cervello non sono realmente separati; il suo sistema nervoso permea tutto il corpo e non è ben chiaro dove inizi e dove finisca il cervello.
Questo animale ci stupisce e c’incuriosisce, ma non ci intimorisce, perché pur nella sua evidente alterità ci sono comunque molti aspetti che ce lo fanno sentire non del tutto estraneo.
Ha due occhi “a fotocamera” come i nostri e un sistema nervoso grande come il nostro. Come noi ha un cuore (per la verità ne ha tre), che pompa sangue (anche se di colore verde-azzurro e non rosso). Come noi è il risultato della selezione naturale e apprende secondo il modello gratificazione/punizione. Ha la necessità di nutrirsi e di difendersi dai suoi predatori; compete per acquisire risorse scarse e vive in un ambiente al quale si è adattato nel corso di una lenta evoluzione, governata da leggi non diverse dalle nostre.
Anche nelle peggiori circostanze (se improvvisamente diventasse molto numeroso e diffuso, potente e aggressivo), sapremmo come “prenderlo” – in fondo è uno di noi. Possiamo dire lo stesso per una AI robotica non specifica, capace di autoreplicarsi, connettersi in rete e auto-organizzarsi? Per quanto ne so, questa forma di AI ancora non esiste e non è garantito che potrà mai essere implementata, né stimare in quale remoto futuro eventualmente lo sarà. Ma se ci fosse e prendesse il sopravvento, siamo sicuri che sapremmo come “prenderla”?