Non c’è dubbio che un efficace contrasto ad un’invasione di alieni ostili (al momento peraltro improbabile) dovrebbe basarsi su un’azione coordinata di tutti i Paesi del mondo; così come il controllo del grande alieno (un po’ più probabile) che ci stiamo allevando in casa: l’AGI potenzialmente ostile. Del resto ne abbiamo avuto una prova recente in occasione della diffusione planetaria del virus SARS-CoV-2, archiviata grazie allo sforzo congiunto e coordinato dei governi e delle organizzazioni sanitarie praticamente di tutto il mondo (CeSPI, marzo 2021).
Ma ora il multilateralismo segna il passo e, con esso, declina quell’ordine internazionale liberale che abbiamo conosciuto dopo la seconda guerra mondiale e che ha alimentato il sogno di una governance globale.
L’avvicendamento alla Casa Bianca di queste ore ne rappresenta un ulteriore duro colpo.
Il Presidente Trump, nella convinzione che la ricerca di un interesse comune a tutti sia vana, privilegia i rapporti bilaterali, quando non semplicemente quelli unilaterali, come p.e. nell’imposizione di dazi non negoziati; e coerentemente non crede nell’utilità delle organizzazioni internazionali. Il giorno stesso del suo insediamento ha emesso un ordine esecutivo di uscita dall’OMS, uno di denuncia degli accordi sul clima di Parigi ed uno di denuncia dell’accordo globale sulle tasse dell’OCSE.
Del resto su alcuni punti non gli si può dare torto. È sotto gli occhi di tutti che l’ONU semplicemente non funziona come dovrebbe; d’altra parte la NATO è stata finora, non solo nell’immaginario collettivo, sinonimo di USA, nonostante l’adesione ad oggi di ben 32 Paesi. Sfido qualsiasi cittadino comune a dire quali basi e quali contingenti militari in Europa siano targati USA oppure NATO. La base aeronautica di Aviano in FVG è USA o NATO?
Comunque, non dimentichiamoci che la postura internazionale dell’attuale presidente americano vanta illustri precedenti. George W. Bush non aderì al Protocollo di Kyoto (cambiamenti climatici), al Tribunale Penale Internazionale (crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidi) e al Trattato di Ottawa (mine antiuomo); e si ritirò dal Trattato sui missili antibalistici.
Multilateralismo e ruolo dei grandi organismi internazionali vanno a braccetto, se si pensa che questi ultimi altro non sono che la realizzazione della forma assembleare del multilateralismo: un tavolo intorno al quale sedersi per dibattere delle grandi questioni internazionali e, ove necessario, negoziare insieme delle soluzioni.
È del tutto evidente che alcuni temi possono essere efficacemente trattati solo su scala planetaria. Tra questi, soprattutto quelli che minacciano l’esistenza stessa dell’umanità: l’uso militare del nucleare, le grandi pandemie, il surriscaldamento globale, la biologia sintetica dei batteri specchio e (forse già dietro la porta) l’affermarsi incontrollato del nostro alieno domestico – l’AGI.
Siamo sempre più interdipendenti rispetto alle crisi e sempre più frammentati (anche per effetto del crescente diffondersi dei nazionalismi) rispetto ai provvedimenti e agli interventi per affrontarle e superarle.
Probabilmente andrebbero approntati dei tavoli mirati, non generici; permanenti solo quando la natura dei temi trattati lo imponga; e snelli, veramente snelli (dei veri e propri frattini), sia nelle procedure che nelle dotazioni, anche umane; ma soprattutto autorevoli e incisivi, con tutto ciò che questo comporta.