Gran parte dell’opinione pubblica italiana si esprime quotidianamente, in tutte le possibili occasioni e sedi mediatiche, contro Israele, che, a suo dire, “sta annettendo il Libano”. Non so se siano queste le reali intenzioni del Governo Netanyahu, anche se ne dubito fortemente. Annettere un territorio, al di là degli inciampi di quel che rimane del diritto internazionale, significa farsi carico di tutti i suoi problemi; che non mancano davvero, in quella che un tempo veniva indicata come la Svizzera del Medioriente, ma che oggi è purtroppo attraversata da una crisi profonda: economica, politica e sociale. E comunque non di tutto il Libano si tratterebbe, ovviamente, ma della sola fascia meridionale di confine. Quello che so per certo, invece, è che Israele sta facendo ciò che UNIFIL e lo stesso Governo libanese non hanno fatto e che invece erano stati vincolati a fare dall’ONU molti anni or sono. In questo quadro e per tutto questo tempo l’IDF si è limitata a contenere e rintuzzare le continue ostilità dei terroristi di Hezbollah, fino alla sua massiccia offensiva del settembre-novembre 2024 e l’accordo di cessate il fuoco del 27 novembre 2024. Doveva essere un passaggio a suo modo risolutivo e, infatti, per gran parte del 2025 su quel fronte c’è stata una relativa calma; finché all’inizio di marzo 2026 la situazione è nuovamente precipitata. Hezbollah ha ritenuto di rompere la tregua, riprendendo il lancio di razzi, a sostegno dell’Iran, e l’IDF a questo punto ha reagito duramente, con l’obiettivo dichiarato di arrivare fino al fiume Litani e di realizzare finalmente la famosa “zona cuscinetto”, necessaria a garantire una convivenza pacifica.
Questi, in sintesi, sono i fatti a tutt’oggi – il resto mi sembra propaganda o, nella migliore delle ipotesi, chiacchiericcio, spesso insulso e petulante.
Nel frattempo, alla fine di marzo, tre caschi blu indonesiani della missione UNIFIL sono stati uccisi e i nostri militari italiani (circa mille) sono sempre lì, barricati nei bunker, impossibilitati a fare alcunché e, però, in costante pericolo.
Dopo questi lutti annunciati, poche ore fa il Ministro Crosetto ha scritto al senhor Guterres per sollecitare una modifica alle regole d’ingaggio di UNIFIL o, in subordine, il rimpatrio del personale. La modifica delle regole d’ingaggio per una forza di peace keeping nel bel mezzo di un conflitto armato mi sembra alquanto improbabile – vedremo quali saranno i tempi di reazione e le specifiche della decisione presa.
[Per i dettagli sull’argomento si vedano i precedenti post, datati 3.8.24, 24.9.24, 11.10.24 e 27.11.24]