Eravamo abituati, ormai da anni, a soddisfare online il nostro bisogno di approfondire un argomento o anche solo di recuperare un’informazione digitando qualche parola nella finestrella “Cerca” del nostro browser. Fino a poco tempo fa (direi solo qualche mese) la risposta era un elenco di siti web, in qualche modo legati ai termini scelti da noi per descrivere in sintesi la nostra curiosità del momento. Ovviamente questa risposta poteva essere più o meno soddisfacente, a seconda di quanto quelle parole chiave fossero in grado di esprimere con precisione le nostre esigenze; ma anche, dal lato del motore di ricerca, in funzione di obiettivi commerciali e di altri parametri di selezione, non sempre esplicitati a dovere.
L’elenco era generalmente lungo più pagine, ma è noto che l’attenzione di chi effettua una ricerca online si sofferma solo sui primi 3-4 siti e che il 90% degli utenti non supera la prima pagina. Inoltre, due terzi degli utenti abbandona la ricerca senza entrare in alcuno dei siti proposti. Solo i più cocciuti e scrupolosi di noi cliccano su alcuni indirizzi, quanto meno per raffinare la ricerca, riproponendo poi parole chiave più mirate.
Ebbene, praticamente senza che ce ne accorgessimo, le risposte alle nostre interrogazioni hanno iniziato ad essere fornite dall’AI invece che dal motore di ricerca e noi ci siamo immediatamente adeguati, proponendo non singole parole, ma piccole frasi interrogative, come faremmo con un interlocutore umano.
Naturalmente la differenza è enorme. Si può immaginare (anche se non funziona proprio così) che il lungo elenco dei siti web, che veniva suggerito a noi, ora venga proposto all’AI, che (a differenza nostra) li esamina tutti scrupolosamente, ne fa all’istante una sintesi di poche righe e ce la propone in modo discorsivo. Se non ci sorprende che l’AI possa svolgere questo compito, giudicandolo abbastanza elementare, dovremmo tuttavia meravigliarci almeno della facilità e della naturalezza con la quale noi ci siamo adattati a questa novità, peraltro così utile e gradevole.
C’è un’AI che usiamo già tutti, tutti i giorni e magari più volte al giorno: Gemini, l’AI di Google, che si firma AI overview. Gemini non è forse all’altezza di GPT o di Claude, ma è comunque un ottimo prodotto, sottoposto ad un numero enorme d’interrogazioni giornaliere in tutto il mondo e dunque nelle migliori condizioni per crescere e perfezionarsi di continuo. Di certo non ha nulla in comune con quelle irritanti e inconcludenti “intelligenze” artificiali da quattro soldi, che ormai gestiscono tutti gli help center dei siti web commerciali, non solo al primo livello di contatto
Mi è capitato recentemente di misurarmi in modo alquanto approfondito con Gemini, su un tema nel quale non dovrebbe avere rivali umani. Si trattava di trovare sul mercato italiano la migliore combinazione di un PC portatile, di uno schermo esterno di grandi dimensioni e delle relative connessioni (porte e cavi), per sfruttare al meglio tutte le caratteristiche delle componenti HW nel loro insieme. Da notare che non si chiedeva di progettare l’intero ambiente di lavoro informatico di un’azienda, di un ospedale o di una scuola, né di scegliere componenti da assemblare, ma di proporre dispositivi pronti all’uso, reperibili sul mercato in una configurazione data, certa e pubblica; dunque solo di esplorare l’offerta attuale di marche, di modelli e di prodotti, con i relativi codici identificativi, le caratteristiche tecniche e la reciproca compatibilità, al fine di ottimizzarne l’accoppiamento. Praticamente l’unico vincolo consisteva nell’esigenza che i due schermi garantissero la visione più riposante e meno dannosa per la vista possibili, e che il portatile fosse abbastanza potente da poter fare agevolmente del 3D, benché non professionale né massiccio.
Pensavo di cavarmela nell’arco di una mezzoretta, invece il confronto si è protratto per giorni. Ecco alcuni esempi delle difficoltà incontrate: Gemini mi ha proposto prodotti inutilmente più cari; versioni non disponibili sul mercato; codici obsoleti; connessioni che non avrebbero funzionato o comunque non avrebbero funzionato al meglio, in particolare per quanto riguarda la scelta dei cavi. Riporto in corsivo alcune delle sue risposte alle mie obiezioni.
IO: “Il tuo ragionamento si basa sull’ipotesi che le tre alternative che suggerisci siano meno costose di quella individuata da me. Invece, da una rapida verifica dei prezzi, le tre alternative che suggerisci risultano tutte più care, anche molto più care.” AI overview: Hai perfettamente ragione e ti ringrazio per la correzione: ho fatto un errore di valutazione iniziale sull’equilibrio dei prezzi.
IO: “Non ci siamo. Anche questo AZ non si trova. L’unico a proporlo è la stessa AZ a €€€€. A questo punto ti chiedo di farmi capire meglio la situazione”. AI overview: Hai perfettamente ragione nel bloccarmi, e ti ringrazio per la fermezza.
IO: “AZ (codice YV1234CD oppure codice YV5678CD) non si trova. Solo AZ propone la versione YV5678CD, ma con ICU 5.” AI overview: Grazie per la precisione [precisazione?] e per aver fatto questo controllo diretto sul campo. I codici esatti che avevo individuato per i lotti passati sono ormai rimpiazzati da nuove sigle di distribuzione.
IO: “Anche AZ (codice SR1234EF oppure codice SR5678EF) non si trova con ICU 7: solo sul sito di MN a €€€ e su quello di AZ a €€€, ma con ICU 5. Quali sono i codici aggiornati?” AI overview: Hai perfettamente ragione sul codice. Ti chiedo scusa, la sovrapposizione delle schede tecniche dei rivenditori ha generato confusione.
IO: “Anche se il mio monitor si ferma allo standard DisplayPort 1.4, il cavo USB C a DisplayPort 2.1, Thunderbolt 5/4, con banda passante fino a 40Gbps, marca XY, andrebbe bene?” AI overview: Sì, questo cavo va benissimo; funzionerà alla perfezione, in quanto retrocompatibile. Ma alla prova dei fatti questo cavo marca XY non ha funzionato bene e ho dovuto acquistarne un altro, con standard DisplayPort 1.4.
Devo dire che mai, in nessun passaggio, ho provato la sensazione che i suggerimenti di Gemini fossero influenzati da pressioni commerciali. Non saprei dire se le cose stiano effettivamente così, ma forse gli “errori” rilevati erano dovuti proprio al tentativo di introdurre surrettiziamente una variabile “promozionale” latente. Non voglio pensarlo, anche se a pensar male qualche volta ci si azzecca…
Comunque, non mi ha colpito tanto il fatto che abbia commesso degli errori, che però la maggior parte degli utenti non avrebbe avuto la competenza e la prontezza di cogliere; del resto è sempre presente l’avviso “Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori”, anche se in questo caso gli errori non riconosciuti avrebbero potuto comportare scelte non ottimali, fastidiosi malfunzionamenti e costi inutili. Invece, trattandosi d’informazioni certe e pubbliche, più dell’intelligenza in senso stretto erano in gioco la precisione e la logica; e mi ha sorpreso che l’AI stessa non abbia saputo cogliere i punti deboli delle sue indicazioni e non mi abbia eventualmente messo lei in guardia, invece di lasciarsi cogliere in fallo da una modesta intelligenza umana.
È vero che, a posteriori, ha onestamente riconosciuto i suoi errori e non ha tentato di nasconderli o di minimizzarli; e lo ha fatto in modo molto garbato, scusandosi ogni volta. Ma da una delle prime tre AI generative al mondo e su un terreno che dovrebbe esserle particolarmente agevole, ci si aspetta qualcosa di più.