Già nel 1950 (Conflitto Evitabile) Asimov prefigura un tempo nel quale “[…] i robotologi non saranno più in grado di comprendere le loro creature” e “l’umanità non avrà più voce in capitolo riguardo al proprio futuro”.
Ma è nel racconto lungo Che Tu Te Ne Prenda Cura del 1974 (molto posteriore all’altro, ma comunque di quasi cinquant’anni fa) che egli dipinge compiutamente uno scenario futuro con tratti, secondo me, ancora molto attuali.
Intanto rilancia l’idea che “Un computer è una specie di robot sessile, un cervello senza corpo …”, espressa nel medesimo anno anche in Straniero in Paradiso, cioè che possano coesistere (fisicamente distinti e magari anche lontani) una AI avanzata (espressione di un device fisso abbastanza grande da eseguirla velocemente) e il “suo” robot.
La miniaturizzazione nell’elettronica di Asimov (fatta, all’epoca, di valvole, relé e cose del genere) era ancora di là da venire e nello chassis di un robot, in particolare di un robot umanoide, non era immaginabile che si potessero comprimere delle capacità di elaborazione anche lontanamente paragonabili a quelle di un cervello umano. Con il nostro attuale grado di miniaturizzazione (già molto spinto, ma sempre in progresso) questa distinzione non è forse più realmente necessaria, ma mi sembra comunque utile tenerla presente, almeno concettualmente: da un lato la “mente” (con grande potenza e velocità di elaborazione) e dall’altro il “braccio” (mobile, dotato di una serie di sensori, che lo mettono in comunicazione con l’ambiente circostante, e di appendici, che gli consentono di svolgere lavori pesanti o minutissimi, a seconda delle esigenze.
Poi si sofferma a lungo sugli aspetti comportamentali e sulla convivenza con l’uomo, affetto da un “complesso di Frankenstein – il timore viscerale che un essere artificiale possa ribellarsi al suo creatore”.
“Sulla Terra […] i robot devono avere facoltà di giudizio. Così sostengono gli anti-robotisti, e hanno ragione, accidenti”. “[…] prima di ubbidire il robot dovrà pensare […]”.
Rispondendo al robot George Decimo, l’ultimo dei modelli JG, che gli esprime la sua ignoranza circa la storia e la psicologia umane, il Direttore della U.S. Robots lo rassicura con queste parole: il tuo cervello “Non è circoscritto, e può svilupparsi in qualunque direzione.” […] per ora sei inesperto. Ma farai prestissimo a imparare.”
Si noti l’uso, attualissimo, dei termini giudizio, pensare, inesperto e l’idea che l’AI non sia limitata da quanto è stato programmato inizialmente, ma possa evolvere autonomamente e magari estendersi a campi diversi da quelli previsti e codificati.