Mi sto chiedendo da un paio di settimane se qualcuno dei mediatori internazionali, che si propongono quotidianamente sul palcoscenico dell’attuale conflitto israelo-palestinese, conosca (o tenga comunque presente) la vicenda storica dell’esodo giuliano-dalmata. A me sembra che potrebbe essere di qualche ispirazione.
Com’è noto, l’Italia, alleata della Germania nazista che l’aveva scatenata, perse la seconda guerra mondiale e, con essa, i suoi territori del Friuli orientale, dell’Istria e della Dalmazia. La Conferenza di Parigi (e successivamente il Memorandum di Londra ed in anni più recenti il Trattato di Osimo) ne sancirono l’annessione alla Jugoslavia, la quale offrì ai residenti di nazionalità e di lingua italiana l’alternativa di sfollare, abbandonando tutti i loro beni, o di rimanere come leali cittadini jugoslavi. Gli esuli furono circa 300 mila, molti di meno di quelli che potrebbero essere gli sfollati dalla striscia di Gaza, ma comunque in un ordine di grandezza paragonabile. Come in tutti questi casi, grandissime furono le sofferenze e le difficoltà, per lo sradicamento, per le perdite subite e per il reinserimento nel vicino contesto italiano (come potrebbe essere il vicino contesto palestinese della Cisgiordania), “fratello”, ma comunque diverso, sotto molteplici aspetti, da quello di provenienza. Freschissime e laceranti erano inoltre le profonde ed estese ferite provocate da veri e propri eccidi, atroci episodi di sangue, vendette e sopraffazioni, in buona parte nei confronti di civili.
Nonostante tutto, l’esodo si svolse ordinatamente ed in seguito non si verificarono significativi episodi di violenza, né, tantomeno, di terrorismo. Naturalmente il clima in queste terre rimase molto teso per decenni e non fu sempre facile garantire la civile convivenza, condizione necessaria per avviare un percorso di pacificazione reale e poi di riconciliazione. Ora però, a distanza di 80 anni e (occorre onestamente riconoscerlo) anche per effetto della scomparsa di chi aveva subito direttamente, sulla pelle propria o dei propri cari, le conseguenze di quegli avvenimenti, quel doloroso e impegnativo processo si può dire concluso. Adesso l’Italia, la Slovenia e la Croazia sono tutte e tre nella EU, nella zona euro, nell’area Schengen e nella NATO. Al netto delle imprevedibili svolte della Storia, nessuno può oggi realisticamente immaginare un prossimo futuro segnato da contrapposizioni violente o anche solo da una mancata collaborazione reciproca.