Déjà vécu.

Domenica 13 agosto 2006 è entrata in vigore una tregua nella guerra mediorientale tra Israele e Libano. Gli accordi per il cessate il fuoco immediato prevedono il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano e contemporaneamente delle milizie di Hezbollah a nord del fiume Litani, nonché il controllo dell’area da parte dell’esercito libanese e dell’ONU.

Mi correggo: la data è quella di oggi, mercoledì 27 novembre 2024.

Il resto, invece, è identico; e sta nei fatti e nel testo della nota risoluzione dell’ONU #1701, accettata dal Governo libanese e da Hezbollah il 12 agosto 2006, e dal Governo israeliano il 13 agosto 2006.

Infatti, rimane l’inefficienza dell’esercito regolare libanese; anzi, da allora è ulteriormente aumentata, per mancanza di uomini, di formazione, di mezzi e di risorse. Rimane la debolezza del Governo libanese, privo di una grande autorevolezza ed alle prese con una situazione economica, finanziaria e sociale al limite del collasso. Rimane l’impotenza di UNIFIL; anzi, i recenti avvenimenti hanno evidenziato, oltre ogni ragionevole dubbio, l’inefficacia della sua presenza. Rimangono le velleità di Hezbollah, che in queste ore sta già divulgando la narrazione di una vittoria; e rimane ovviamente la ferma determinazione di Israele di proteggere la fascia più settentrionale del suo Paese e rendere possibile il rientro dei suoi circa 80.000 evacuati da villaggi e kibbutzim.

Dato che la Casa Bianca ha già dichiarato di non essere intenzionata a mettere gli stivali su quel terreno, l’unico reale elemento di novità è l’estemporaneo interessamento di Macron (che all’epoca aveva da poco ultimato gli studi alla École Nationale d’Administration, mentre a governare la Francia nel 2006 c’era Jacques Chirac), desideroso soprattutto di rinverdire gli antichi legami con il Libano.

Basterà? Auguriamocelo, con l’ottimismo del cuore, ma c’è francamente da dubitarne. Tutto è già stato vissuto e sappiamo bene com’è andata a finire.

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