Beit Lahia.

Plaudo, con dolente partecipazione, alla manifestazione non violenta di ieri (25.3) di centinaia di palestinesi a Beit Lahia, nel nord di Gaza, contro Hamas. Le invocazioni più sentite sono state “vogliamo mangiare” e “Hamas fuori”.

La manifestazione è stata senza dubbio spontanea, certamente motivata dalla condizione d’indicibile sofferenza, dai lutti, dalla fame, dal costante pericolo di rimanere feriti o uccisi; ma è stata anche politicamente e moralmente molto significativa.

Per quanto si sa, è la prima presa di distanza pubblica di un certo peso dei palestinesi della Striscia nei confronti del gruppo dirigente che li ha crudelmente e cinicamente sacrificati ad una causa, con buone ragioni di essere sostenuta, ma con tutt’altri mezzi.

Al di là di ogni considerazione sulle determinanti storiche dell’attuale disastro, dopo un anno e mezzo dalle atrocità del 10/7 nessuno può negare, credo, che la strategia di Hamas sia stata proprio quella di esporre consapevolmente la sua stessa popolazione di civili inermi, per lo più donne e bambini, al martirio, nel tentativo, riuscito, di accattivarsi le simpatie e la solidarietà del mondo intero, nonostante l’atto disumano che quelle conseguenze ha originato – finito molto rapidamente nell’ombra, così come le 1.200 vittime israeliane e la sorte dei 250 ostaggi.

Mi auguro sinceramente che i palestinesi che hanno manifestato ieri possano crescere numericamente nei prossimi giorni e saldarsi idealmente con le famiglie dei rapiti e con tutti gli israeliani che manifestano settimanalmente da mesi; che possano formare insieme il nucleo di un largo e forte movimento popolare di opposizione congiunto, che faccia prevalere lì, sul territorio, subito e dal basso, le ragioni di un’improrogabile convivenza pacifica – oltre Hamas, oltre Netanyahu, oltre Trump.

PS I telegiornali di questa sera (26.3) hanno mandato in onda i filmati di una manifestazione di civili palestinesi, già molto più partecipata di quella di ieri (un migliaio di persone). Oggi lo slogan prevalente è stato “Basta Hamas”. La rabbia sta montando, con il sostegno delle tribù, e il movimento sembra in crescita – forse ci siamo.

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