“Non occorre avere la fervida fantasia di un romanziere né le competenze di un tecnico per intuire che ai giorni nostri un’interruzione, su larga scala e di lunga durata, della fornitura di energia elettrica si ripercuoterebbe immediatamente e drammaticamente su tutte le attività produttive e finanziarie, sui servizi, la logistica, le comunicazioni, l’informazione, la sanità; la semplice fornitura dell’acqua corrente e lo smaltimento delle acque reflue, l’accesso a gas e carburanti, la gestione dei sistemi di controllo e dell’ordine pubblico; determinerebbe il blocco degli allevamenti e il deterioramento in breve tempo della maggior parte degli alimenti stoccati.”
Questo era uno dei primi paragrafi del post “Il silenzio”, pubblicato su questo blog il 3 settembre 2021.
L’aeroporto internazionale di Heathrow (Londra) serve 200 destinazioni in più di 80 paesi. È il più trafficato aeroporto d’Europa e il secondo a livello mondiale, con 84 milioni di passeggeri transitati nel 2024. Ebbene, ieri 21 marzo 2025 è stato costretto alla chiusura improvvisa e totale per 24 ore. Sono stati cancellati 1.350 voli e 300mila passeggeri sono rimasti a terra. Al momento della chiusura, 120 aeroplani, che erano diretti lì per atterrarvi, sono stati dirottati non solo negli altri aeroporti dell’Inghilterra e dell’Irlanda, ma anche in altri più lontani, fino a Francoforte e a Parigi. Si sono registrate ripercussioni sul trasporto aereo a livello mondiale e ci vorrà almeno una settimana per ritornare alla normalità.
Che cosa ha provocato questo disastro? Un piccolo incendio nella sottostazione di Hayes (si noti, non su larga scala e di lunga durata, come ipotizzato in Il silenzio), abbastanza agevolmente e rapidamente domato dai vigili del fuoco; incendio che, danneggiando un singolo trasformatore, ha determinato l’interruzione della fornitura di energia elettrica in tutta quell’area limitata, nella quale si trova anche l’aeroporto di Heathrow.
Superato lo stupore che si prova nell’apprendere che (nell’Inghilterra del 2025, non nel Burundi del secolo scorso) il trasformatore principale non fosse affiancato da uno di rispetto o che quest’ultimo non sia entrato in funzione, si può ben immaginare quali avrebbero potuto essere le conseguenze di un evento meno circoscritto.
Al momento le Autorità inglesi non ritengono che le cause dell’incendio che ha provocato il blackout elettrico possano essere di natura dolosa. Ma se l’incendio fosse stato intenzionalmente mirato a determinare proprio le conseguenze viste e l’atto terroristico fosse stato replicato contemporaneamente anche in prossimità degli aeroporti di Gatwick e di Stansted? Oppure a Heathrow e a Dubai?