Bomba, esplosione o razzo?

La notizia della morte violenta di centinaia di ricoverati e di rifugiati palestinesi, avvenuta la sera del 17.10.23 nel compound dell’ospedale al-Ahli di Gaza, si diffonde come un lampo e lascia attoniti e sgomenti. Praticamente tutto il mondo si precipita a condannare Israele, senza aspettare che siano accertate le reali responsabilità con un minimo di attendibilità. Queste dichiarazioni sono state fatte, secondo me, da soggetti che si possono classificare sostanzialmente in tre gruppi.

  1. Teheran, Damasco, Beirut, Amman e simili, oltre naturalmente alla stessa Hamas. Li capisco. Si è trattato di una grandissima quanto inaspettata e ghiotta occasione per screditare politicamente e moralmente Israele e far fallire la missione di Biden. Non potevano lasciarsela sfuggire e infatti l’hanno colta subito, enfatizzandola nella massima misura possibile.
  2. I mezzi di comunicazione di massa. Per questi, al netto dei loro vincoli di appartenenza, gioca probabilmente la sindrome dello scoop, che li porta, almeno nella maggior parte dei casi, a privilegiare la tempestività rispetto all’accuratezza. Comprensibile – però c’è un limite. Se titoli a tutta pagina “Bombe su un ospedale di Gaza, 500 morti” hai già detto tutto. Chi altri sta bombardando Gaza se non Israele? Non può passare per semplice sciatteria o esigenza di battere sul tempo la concorrenza. In qualsiasi scuola di giornalismo s’insegna quanto sia importante la scelta delle parole e quanto sia eticamente doveroso usare la prudenza nel diffondere notizie, soprattutto se deflagranti come questa. In attesa di conferme, usare il termine neutro “esplosione” avrebbe evitato di provocare enormi danni d’immagine su chi potrebbe essere stato del tutto estraneo a questo tragico evento (come s’incomincia ad intravvedere a distanza di qualche ora). Discredito che poi, com’è noto, non si lava più, in nessun caso, e del quale rimane impregnata l’opinione pubblica, con gravi effetti di accumulo nel tempo. In casi come questo, però, il danno è anche molto più grave, perché questo genere d’informazione fomenta l’odio e aizza le piazze, com’è effettivamente avvenuto immediatamente in Cisgiordania, in tutte le capitali arabe della regione e non solo. Si è rotto, con conseguenze imprevedibili, un equilibrio politico-diplomatico, che, per quanto fragile e precario, poteva lasciare ancora qualche minima speranza.
  3. Organizzazioni e associazioni varie. Per esempio, Medici Senza Frontiere, che nel suo codice etico ha la neutralità e l’imparzialità, ha subito parlato di “bombardamento”. E se lo dice un’associazione accreditata e stimata come questa c’è da crederci, avranno pensato i più. Capisco la frustrazione e lo sconforto di chi opera con coraggio e abnegazione in condizioni limite per salvare delle vite; vite che poi si vede spazzare via da un singolo episodio di guerra. Ma anche in questo caso un uso più attento delle parole sarebbe stato auspicabile e doveroso.
    Singole personalità di rilievo, come p.e. Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, che preso evidentemente dalla fregola della dichiarazione senza indugi e senza titubanze, ha affermato che si trattava di un “atto contrario al diritto internazionale”, lasciando così chiaramente intendere che secondo lui il responsabile di questo atto era Israele. Trovo inaccettabile coinvolgere l’intera UE in questo modo avventato e come cittadino europeo spero sinceramente che (se effettivamente si è espresso così) venga avvicendato quanto prima.

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