C’è stato un tempo, nemmeno così tanti anni or sono, in cui se in macchina volevi andare a destra giravi a destra e se volevi andare a sinistra giravi a sinistra. Ovvio, no? Eppure, se ci pensate, in tantissimi luoghi, soprattutto nei grandi agglomerati urbani e nelle zone densamente trafficate, non è più così.
Tra raccordi, viadotti, rotonde, bretelle, svincoli, circonvallazioni, sottopassi, sopraelevate, tunnel, tangenziali e deviazioni (per non parlare dei sensi unici e delle zone pedonali o a traffico limitato) ormai in moltissime situazioni per districarti non puoi fare a meno di seguire ciecamente le indicazioni di un navigatore satellitare, anche in territori altrimenti abbastanza familiari.
In moltissime circostanze il puro senso dell’orientamento (persino se supportato da una buona mappa) non serve più a molto ed è meglio non farci troppo affidamento. Questo, al di là delle difficoltà tecniche e della frustrazione, crea una forte sensazione di spaesamento, costretti, come siamo, a contrastare scientemente gli impulsi di una facoltà preziosa (il senso dell’orientamento, appunto), che ci ha guidato nel corso dell’evoluzione, per affidarci ad uno strumento, che potrebbe anche abbandonarci all’improvviso, per mancanza di “copertura”, di “connessione” o di energia.
Essere costretti a girare a sinistra per andare a destra e viceversa può essere percepito come una violenza, sia pur piccola; che ripetuta per migliaia di volte finisce per lasciare il segno. Di più, l’impossibilità di crearsi una mappa mentale coerente si traduce in un’autentica deprivazione. In diverse occasioni mi sono chiesto cosa proverei nei panni di un indio amazzonico, delle poche centinaia sopravvissute e ancora in grado di muoversi con sicurezza, senza carte o bussole, in una foresta immensa e impenetrabile. Forse non a caso le competizioni di orienteering, che una volta si svolgevano in aree naturali, tipicamente boschive, ora, sempre di più, interessano anche aree urbane.
Un altro modesto esempio: un grande parcheggio cittadino al coperto. Se sei alla tua prima esperienza, non c’è bisogno di essere un aborigeno per trovarsi in difficoltà e magari cadere nel panico. Intanto sono del tutto scomparsi gli addetti e tutto si svolge in modalità automatica. Poi devi essere in possesso delle giuste “chiavi” e conoscenze per entrare e per uscire.
Chiaramente se conosci l’ambiente, le sue regole e i suoi segnali; se la struttura è convenzionata con Telepass e hai il dispositivo incollato al parabrezza e funzionante, tutto fila via molto più liscio. Devi però sempre assolutamente memorizzare il numero identificativo del tuo stallo e la posizione della colonna con le scale e gli ascensori più vicina. Per i distratti è sempre stata una sfida ritrovare la macchina parcheggiata all’aperto in una strada, dopo aver fatto mille giri oziosi nei dintorni prima di acchiappare un posto libero; ma in questo caso molti riferimenti ambientali ci possono soccorrere: un particolare negozio, un monumento, un dettaglio architettonico. Ritrovare la propria macchina in un parcheggio a sette piani, con un migliaio di stalli assolutamente identici, senza ricordarne il numero, può diventare veramente un’impresa.
Cosa c’entra tutto questo con l’argomento di questo blog? C’entra perché descrive (insieme a moltissimi altri esempi che si potrebbero fare) la condizione nella quale si trova una gran parte della popolazione, anche in un Paese evoluto come il nostro, di fronte alle ultime manifestazioni di un progresso pur sempre (ancora) dettato da menti umane e realizzatosi in tempi misurati sulle capacità umane di adattamento alle novità. Ma cosa accadrebbe se il cambiamento, interamente progettato e realizzato da intelligenze artificiali, fosse veramente profondo e si producesse con una tale rapidità da spiazzare anche i più giovani e i più disponibili e avvezzi alle nuove tecnologie?
C’è stato un tempo, nemmeno così tanti anni or sono, in cui se volevi sentire una persona, alzavi la cornetta (si chiamava così), infilavi l’indice nel foro del disco combinatore corrispondente alla cifra da selezionare, lo facevi ruotare in senso orario sino a fine corsa e ripetevi l’operazione per tutte le cifre (non più di 4 o 5) del numero desiderato. Semplice e intuitivo, no?