Ma dov’è la coscienza?

Ci sono dei libri che ti cambiano la vita – letteralmente. “Il caso e la necessità”, il famoso libro di Jacques Monod, pubblicato nel 1970, è stato per me uno di questi. Lo lessi quand’ero in procinto di laurearmi e, a conti fatti, forse più di ogni altro ha marcato la mia visione del mondo e segnato la mia strada professionale.

E poi ci sono dei libri che, magari non ti cambiano la vita, ma, inaspettatamente, ti dicono tutto quello che in quel momento, e forse da tempo, vorresti sentirti dire; che rispondono in modo convincente ed esaustivo alle tue domande su un determinato argomento e ti fanno fare un significativo passo avanti.

Da sempre, in tutte le epoche e a tutte le latitudini, ci si è chiesti, in vario modo, che cosa sia e dove stia la coscienza; senza fare, per la verità, molti progressi. Non disponendo delle raffinate tecniche e dei sofisticati strumenti d’indagine, dei quali fanno oggi uso i neuroscienziati, fino a pochi anni fa il dibattito era sostanzialmente di natura filosofica e vedeva, semplificando, da un lato i sostenitori di una coscienza “altra” rispetto ai nostri connotati fisici (i c.d. vitalisti) e, dall’altro, chi (i c.d. fisicalisti) rifiutava questa posizione, ritenuta anche alquanto esoterica. Per citare solo i due esponenti più importanti, tra i più vicini a noi, per Daniel Dennett la coscienza può essere spiegata ricorrendo alle leggi della fisica, mentre Thomas Nagel lo nega.

Ad ogni modo, tutti hanno sempre concordato sul fatto che questo sia un problema arduo, il problema dei problemi, The Hard Problem, per citare David Chalmers, 1995.

Una breccia, secondo me, molto promettente è stata aperta negli ultimi anni dal lavoro di Mark Solms, com’è esposto in dettaglio nel suo recentissimo libro “The Hidden Spring” (2021), che non esito a raccomandare a tutti quelli che conoscano l’inglese (non mi sembra che sia stato ancora tradotto in Italiano) e siano interessati ai nostri temi. Ne riassumo schematicamente i principali contenuti, assumendomi tutta la responsabilità per eventuali errori o inesattezze.

Chi più chi meno, i ricercatori, compresi i neuroscienziati contemporanei, nel localizzare la sede della coscienza si sono concentrati soprattutto sulla corteccia cerebrale[1]. È questo il motivo, secondo Solms, per cui abbiamo fin qui fallito. In realtà la sede primaria, la fonte (the spring, appunto) della coscienza starebbe nel tronco encefalico[2] ed in particolare nel sistema di attivazione reticolare[3] al suo centro.

Questa importante affermazione si basa su una serie di rilevanti casi clinici e su diverse linee di prova. In sostanza emerge: che i processi corticali non sono intrinsecamente coscienti; che la totale mancanza di una parte fondamentale del cervello come i lobi prefrontali non impedisce al soggetto di essere senziente, di essere consapevole di sé; che nemmeno seri danni all’insula[4] impediscono di provare consapevolezza, di riferirsi a se stessi; che persino la totale mancanza della corteccia cerebrale (detta idranencefalia) non impedisce di essere coscienti, di essere reattivi alle informazioni sensoriali, ancorché del tutto incapaci di elaborare un’idea cognitiva di cosa si tratti effettivamente.

Le funzioni cognitive superiori sono svolte dalla corteccia cerebrale, mentre al tronco cerebrale sono riservate funzioni basilari ed in particolare sensazioni (feelings) profonde, primitive. Secondo Solms i “sentimenti” (nel senso di ciò che si prova, che si sente; sensazioni appunto) grezzi sono la forma fondamentale della coscienza.

Partendo da qui, Solms rovescia i termini del problema e riporta che stimolando una parte centrale del sistema di attivazione reticolare si generano artificialmente emozioni intense e profonde (quali una disperata depressione), tipiche di questa coscienza basica.

Un’altra linea di prova si basa sull’imaging funzionale mediante PET (tomografia a emissione di positroni), con la quale si vede che in presenza di stati emotivi intensi (come rabbia, felicità, tristezza, paura) le aree che si attivano sono proprio quelle del tronco encefalico.

Un ultimo approccio indipendente fa riferimento alla psicofarmacologia ed evidenzia il fatto che a favorire o limitare gli stati d’animo caratteristici della coscienza profonda sono farmaci basati su sostanze chimiche in grado di agire sui neuromodulatori (come p.e. la serotonina, la dopamina o la noradrenalina), che provengono proprio da varie aree del tronco cerebrale.

Ci sono dunque prove convincenti che la coscienza sgorghi dalle strutture reticolari del tronco encefalico e si manifesti come sensazioni, sentimenti, emozioni, affetti (o come altro si voglia tradurre in italiano feelings[5]). Ed è lì che dovremmo cercarla.

Ma qual è lo scopo della coscienza? Qual è la funzione del sentire? Perché non si producono informazioni visive, uditive, ecc. “al buio”, senza cioè che siano accompagnate dalla nostra consapevolezza di essere noi a provarle, senza che le si “senta”?

Qui Solms (insieme ad altri, v.p.e. Antonio Damasio) avanza un’interpretazione davvero affascinante. Si tratterebbe di una forma estesa di omeostasi, cioè di quel fondamentale meccanismo che ci tiene in vita, mantenendo p.e. la nostra temperatura corporea, la nostra pressione arteriosa, i livelli di glucosio e di ossigeno nel sangue, il livello di idratazione e molti altri analoghi parametri entro limiti compatibili con la nostra sopravvivenza. Ma mentre questi parametri sono frutto di ben precisi algoritmi, in quanto riguardano situazioni codificate nel corso dell’evoluzione, quando invece ci si trova di fronte a situazioni non previste interviene una generica sensazione di piacere/dispiacere che ci guida verso una soluzione a favore della vita.

Cito le parole esatte (ancorché tradotte) di Solms[6]: “Il sistema di valori che sta alla base di tutta la vita è che morire è male e sopravvivere è bene. L’enorme vantaggio adattivo fornito dal sentire è che se sei in una situazione per cui non disponi di una previsione predeterminata, per la quale non esiste un algoritmo fenotipico costruito nel tuo cervello, allora la sensazione ti dice qui e ora se stai andando nella direzione giusta o sbagliata. Le sensazioni forniscono il sistema di valori che consente la scelta in situazioni nuove e imprevedibili. Questa forma estesa di omeostasi, portando l’organismo al livello di consapevolezza del suo stato, mentre si sta muovendo in ambienti incerti, è la funzione della coscienza nella sua manifestazione più elementare”. In altri termini, decidi da che parte andare in base a ciò che [la coscienza] ti fa sentire bene e ciò che ti fa sentire male.

Ma l’affermazione di Solms davvero stupefacente è che, se questa sua linea di pensiero, sottoposta in un prossimo futuro al vaglio critico della comunità scientifica, si rivelerà corretta, “then, in principle, an artificially conscious self-evidencing system can be engineered. Consciousness can be produced” –   cioè la coscienza si può creare artificialmente. E, in effetti è quello che Solms ed il suo team stanno cercando di fare attualmente.

Naturalmente su questo tema dell’AC – coscienza artificiale ritorneremo presto.

[1] La corteccia cerebrale è il sottile strato esterno del cervello, con i caratteristici solchi e circonlocuzioni, che presiede a importanti funzioni cognitive (quali la memoria, l’apprendimento, il calcolo, ecc.), sensoriali e dei movimenti volontari. [2] Il tronco encefalico o tronco cerebrale, che sta alla base della scatola cranica, è la regione più antica e primitiva dell’encefalo e mette in collegamento il midollo spinale, dal quale provengono tutti i segnali nervosi, e il cervello, che li elabora. [3] Insieme di cellule nervose deputate a gestire una rete di contatti tra diverse parti del cervello. [4] L’insula, che si colloca ad una certa profondità dietro uno dei solchi principali del cervello, influenza un gran numero di processi di base e superiori ed è di fondamentale importanza per il corretto funzionamento e persino per la sopravvivenza dell’organismo. [5] Il sinonimo tecnico specifico più corretto per feeling sarebbe affect: ogni fenomeno passivo (alterazione, cambiamento) della coscienza; sensazione soggettiva. Però la traduzione italiana in affetto, affezione è alquanto fuorviante. [6] Mark Solms, The Source of Consciousness, 2021

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