Inglese or Italian?

Alla fine del 2019, avviando questo blog, scrivevo[1]: “io amo l’Italiano, penso che sia una delle lingue più belle e ricche al mondo, e temo che … sia sul punto di essere totalmente soppiantato “. Mi sento perciò autorizzato a dire che se, da un lato, la tutela della nostra lingua è meritoria, farlo, dall’altro, imponendone l’uso per legge e sanzionando chi violi questo obbligo[2] è una sciocchezza.

Il lessico italiano ci offre infinite nuances[3] per esprimere con proprietà e creatività il nostro pensiero; ma l’apporto di altre lingue straniere ci consente di arricchirlo ulteriormente, se e quando necessario, in quel processo vivo e dinamico che caratterizza ogni lingua parlata.

Non si può ignorare che la forza di una lingua, la sua diffusione, la sua capacità di penetrazione siano date nel complesso dal numero delle persone che la usano nel mondo, nonché dal peso economico, politico e strategico dei Paesi nei quali essa è la lingua ufficiale. Si pensi al caso eclatante[4] dell’Inglese, imprescindibile strumento di comunicazione nell’ambito della Unione Europea, quando in nessuno dei singoli Paesi dell’attuale UE esso è la lingua ufficiale.

Ma sono anche molti i fattori (peraltro tutti culturali) che contribuiscono individualmente ad apprezzare una lingua: dalla conoscenza delle sue radici, allo studio dei classici della letteratura; dalle tante buone letture, al teatro, al cinema e, nel nostro caso specifico, all’opera lirica.

Tutto questo non si ottiene con dei divieti e delle sanzioni, ma innanzitutto con un’efficace promozione, soprattutto all’estero, della lingua e della cultura.

Le nostre Ambasciate, i nostri Consolati generali, i nostri Istituti di cultura, sparsi per il mondo, ed in particolare quelli in Argentina e in Australia, dove permangono grandi comunità di emigrati italiani, lavorano bene. Ma l’impatto è determinato, oltre che dalla qualità degli interventi, anche dal loro numero e peso; e questi, a loro volta, dall’entità del sostegno finanziario centrale.

Non appare perciò del tutto coerente che, nel momento in cui si propone una legge come quella citata, non si incrementino gli stanziamenti per la promozione e diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero. Se si mettono a confronto gli importi per gli anni 2023 e 2024, previsti rispettivamente dalla legge di bilancio 2022, con in carica il Governo Draghi, e dalla legge di bilancio 2023, con in carica il Governo Meloni, e li si depura dell’inflazione in corso e prevista, si vede che essi sono rimasti sostanzialmente immutati, se non addirittura ridotti in termini reali[5].

Un’ultima osservazione sulla difesa dell’Italiano: i nostri atti amministrativi, in primis[6]  le leggi, troppo spesso non sono solo poveri e imbastarditi lessicalmente; sono proprio scritti male, al punto da risultare incomprensibili persino agli stessi addetti ai lavori. Perché il nostro Legislatore non inizia da lì l’auspicato maquillage[7], prevedendo che il Consiglio superiore della lingua italiana promuova la formazione di personale all’uopo specializzato, destinato ai vari uffici legislativi e tecnici, e ne indirizzi e controlli l’operato?

[1] Vedi sopra Altro => Lingua [2] La recente proposta di legge Rampelli et al. “Disposizioni per la tutela e la promozione della lingua italiana…” prevede il divieto di termini stranieri e riguarda, in vario modo, una vastissima gamma di soggetti e di situazioni: ogni sede giurisdizionale, tutte le amministrazioni pubbliche, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado nonché le università pubbliche italiane; la promozione e la fruizione di beni e di servizi pubblici; ogni descrizione, informazione, avvertenza e documentazione relativa a beni materiali e immateriali; ogni tipo e forma di comunicazione o di informazione presente in un luogo pubblico o in un luogo aperto al pubblico; i regolamenti interni delle imprese e ogni documento comportante obblighi o disposizioni per i dipendenti; ogni manifestazione, conferenza o riunione pubblica organizzata nel territorio italiano; tutti i contratti. La sanzione per le eventuali violazioni va da €5mila a €100mila. [3] Perché non sfumature? [4] Da éclatant; francesismo senza un adeguato sinonimo italiano DOC [5] La legge di bilancio 2022, approvata dal Parlamento alla fine del 2021, prevedeva per la promozione e la diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero stanziamenti nel triennio 2022-2024 pari a: [€111m], €99m, €99m. La legge di bilancio 2023, approvata dal Parlamento alla fine del 2022, ne ha stanziati rispettivamente €100m, €101m, [€102m]. [6] Se la proposta di legge sarà approvata, il latino si potrà continuare ad usare? Il nostro Diritto non ne può fare a meno. [7] I sinonimi trucco, ritocco, abbellimento non sembrano rendere l’idea altrettanto bene, nevvero?

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