Una volta l’ipocrisia era una caratteristica tipicamente individuale, anche se non necessariamente personale. Si pensi p.e. alle tante istituzioni, attuali e del passato, che dell’ipocrisia hanno fatto un tratto distintivo. Ma oggi, come diverse altre faccende, è diventata un fenomeno globale.
Durante la prima settimana di Cop26, la 26^ edizione della conferenza sui cambiamenti climatici, organizzata dalle Nazioni Unite, tenutasi a Glasgow nel 2021 ed alla quale hanno partecipato i leader di più di 190 Paesi, è arrivato l’annuncio tanto atteso: stop al carbone in 40 Paesi. Accordo che è suonato storico e molto incoraggiante. Peccato che tra gli aderenti non ci fossero Australia, Cina, India, Russia e Usa (nientemeno), che rappresentano il 49% del GDP mondiale (WB, 2020) e il 43% della popolazione mondiale (OECD, 2020).
Poi, al termine del consesso, il deludente documento finale è stato sottoscritto solo grazie ad un ultimo ritocchino al testo della bozza: “ridurre gradualmente“ al posto di “eliminare gradualmente“ il ricorso all’energia derivante dallo sfruttamento del carbone. Dove “eliminare gradualmente” era evidentemente già stato il frutto di sofferti compromessi, che, in quanto raggiunti dalle delegazioni a tarda notte, sorvolavano sul fatto che “eliminare” sia un verbo on/off (mi ricorda il famoso “sono un po’ incinta” di Jennifer Lopez).
Questi mi sembrano davvero plateali esempi d’ipocrisia globale, che la dicono lunga in generale su quanto affidamento si possa fare sull’azione coordinata e responsabile dei Governi (indipendentemente dal loro colore), quando entrano in gioco forti interessi nazionali e preoccupazioni elettoralistiche. E questo nonostante l’evidenza scientifica, la convergenza d’opinioni e la dichiarata (forse persino sincera) consapevolezza della gravità e dell’urgenza della questione, come nel caso dell’emergenza climatica. Figuriamoci quando la preoccupazione su un tema (il rischio di sopravvivenza dovuto non ad una catastrofe climatica, sotto gli occhi di tutti, ma all’eventuale affermarsi di una superintelligenza artificiale) sia di pochi “visionari” e venga comunemente ritenuta, dai più, una prospettiva bizzarra, improbabile e comunque molto lontana nel tempo.
Come è detto nelle “Motivazioni” che introducono questo blog, non si può realisticamente contare sull’intervento, tempestivo e coordinato, dei Governi; l’unica via da percorrere è quella dell’informazione e del coinvolgimento dell’opinione pubblica – come hanno ben capito, sui temi ambientali, i giovani di tutto il mondo, con convinzione e slancio ammirevoli. Tra l’altro, a differenza dell’emergenza climatica, che è ormai sotto i riflettori di tutti, alcune pericolose tecnologie, sviluppate e implementate dai Paesi tecnologicamente più avanzati del mondo, possono cadere silenziosamente nelle mani (e sfuggire dalle mani) di Paesi con un basso profilo.