Durante questi lunghi mesi di pandemia da Sars-CoV-2 molti hanno letto o riletto La Peste di A. Camus, I Promessi Sposi o la Storia della Colonna Infame di A. Manzoni, La Peste di Londra di D. Defoe; ma non ho sentito nessuno citare Risvegli di O. Sacks. Eppure, rileggendolo, io vi ho trovato diversi spunti, tanto stimolanti quanto pertinenti.
L’epidemia di Encefalite Letargica (detta anche Malattia del Sonno), della quale tratta il libro, arrivò all’improvviso verso la fine della prima guerra mondiale e rimase un po’ nell’ombra a causa della concomitante epidemia d’influenza c.d. Spagnola, che causò 50 milioni di morti (ma alcune stime parlano addirittura di 80 milioni di morti). Eppure, “nel suo piccolo”, colpì circa 5 milioni di persone, moltissime delle quali perirono in breve tempo dopo averla contratta, mentre poche altre sopravvissero, alcune fino alla fine degli anni 70 del secolo scorso.
A provocarla era stato un virus (come si scoprì non subito), che tuttavia non fu mai identificato. Scomparve improvvisamente, così com’era comparsa, da sola e senza l’introduzione di vaccini o farmaci specifici, né di rigorose ed estese misure di contenimento – ma dopo una decina d’anni (sic).
Un’osservazione interessante (almeno per chi, come me, non sia un virologo o un infettivologo) è che “scomparve” la malattia nella sua forma epidemica, ma non il virus che la provocava. Infatti, nuovi casi sporadici furono successivamente rilevati in varie parti del mondo; p.e. negli anni 80 a Londra, a Manchester, a New York e in Giappone. Ed è di sicuro ancora presente.
Se pensiamo alla ben nota poliomielite, l’Africa è stata recentemente dichiarata dall’OMS (25.8.2020) libera da questa malattia virale infettiva, che ha provocato migliaia di casi di paralisi e deformazioni tra i bambini di quel continente. Però dall’eradicazione della malattia nei Paesi africani non consegue che il virus sia stato debellato del tutto; infatti circola “visibilmente” ancora in Afghanistan e in Pakistan.
La storia dell’encefalite letargica mette però i brividi non solo per la diffusione, la durata e la letalità della malattia, ma per le inaspettate conseguenze che alcuni contagiati, tecnicamente “guariti”, manifestarono anche dopo molti anni. In questo caso si trattò di gravissime patologie neurologiche; possiamo escludere che tra qualche anno si manifestino conseguenze del contagio da Sars-CoV-2, altrettanto inaspettate, ancorché, speriamo, non altrettanto gravi? Benché lo si osservi da meno di un anno, diversi studi hanno evidenziato come questo virus non si localizzi soltanto nell’apparato respiratorio, ma interessi anche il cuore, l’apparato gastro-intestinale, il sistema nervoso, l’apparato riproduttivo, persino quando la malattia non evidenzia alcun sintomo o solo sintomi trascurabili; e in realtà non risparmi nemmeno i bambini o i ragazzi, nei quali si presenta nella forma della sindrome infiammatoria multisistemica, diversa ma per certi aspetti simile alla sindrome di Kawasaki. Le conseguenze a lungo termine dell’infezione hanno perciò molteplici “fronti” sui quali potrebbero manifestarsi.
Ma la questione teorica più interessante, anche con riferimento al tema principale di questo blog, riguarda gli effetti della somministrazione di un farmaco (L-dopa), successivi al miracoloso “risveglio”, che provocava per un breve lasso di tempo. Sacks descrive molto efficacemente lo sconcerto e il senso d’impotenza provocato dall’osservare nei pazienti trattati reazioni personalissime e imprevedibili; e dall’impossibilità di ottenere risposte in qualche modo proporzionate alle dosi somministrate di quel farmaco. Con molto acume, interpreta questo venir meno di un vero e proprio dogma della medicina occidentale (la c.d. titolazione) ricorrendo alla neonata (all’epoca) teoria matematica del caos ed in particolare al concetto di catastrofe di Poincaré.
Temo che una grandissima parte dell’opinione pubblica non abbia ancora acquisito il senso generale della teoria del caos e delle sue conseguenze, nonostante siano trascorsi ormai diversi decenni dalla sua formulazione iniziale.
Ne è prova p.e. il dibattito in corso sui cambiamenti climatici e la popolarità della tesi insensata (sposata persino da un paio di premi Nobel), che rimanga comunque aperta la possibilità di ripristinare le condizioni di partenza, che il processo sia reversibile. Invece questo non è sempre vero, purtroppo – almeno non per tutti i processi.