UNRWA, vergogna!

UNRWA (United Nations Relief and Works Agency) è il più grande datore di lavoro regolare nella striscia di Gaza; solo lì ha 13 mila dipendenti, praticamente tutti palestinesi, tranne alcune centinaia di provenienza internazionale. Si può facilmente immaginare (e comprendere) per quale delle due parti in conflitto il suo personale palestinese sia intimamente portato a simpatizzare; ma da qui ad essere membri operativi di Hamas e per di più a partecipare direttamente alla feroce incursione in Israele del 10/7 ce ne corre.

Sin dal mese di gennaio 2024 il Governo israeliano aveva segnalato, con una lettera inviata all’alto commissario Philippe Lazzarini, i nominativi di 12 dipendenti dell’Agenzia che, secondo la sua Intelligence, avevano partecipato al massacro del 7 ottobre (v. le pagine, frequentemente aggiornate, all’indirizzo https://govextra.gov.il/unrwa/unrwa/).

Sul momento la questione apparve di un’enormità tale da suggerire la massima cautela e da imporre di attendere dei riscontri. Tuttavia, già allora la notizia non dovette sembrare del tutto inverosimile, se molti donatori (UK, Germania, Italia, Paesi Bassi, Giappone, Finlandia, USA, Australia e Canada) sospesero subito i loro contributi all’Agenzia.

Ora però i riscontri sono arrivati e sono il risultato di una rigorosa indagine interna, durata più di 6 mesi. UN news, l’organo ufficiale d’informazione dell’ONU, il 5.8.2024 ha diffuso la notizia che: “Le Nazioni Unite hanno dichiarato che nove membri dello staff dell’Agenzia per i rifugiati palestinesi UNRWA saranno licenziati perché potrebbero essere stati coinvolti negli attacchi del 7 ottobre 2023 guidati da Hamas contro Israele” (v. anche la dichiarazione integrale di Lazzarini all’indirizzo https://www.unrwa.org/newsroom/official-statements/investigation-completed-allegations-unrwa-staff-participation-7-october). Suppongo che il condizionale “potrebbero” non sia stato usato perché le conclusioni dell’indagine condotta dall’OIOS (Office of Internal Oversight Services) siano incerte, ma solo per riconoscere comunque agli accusati, molto civilmente, il diritto ultimo di difendersi da presunti innocenti davanti ad un Tribunale, oltre che per tutelarsi.

Gli atti criminali addebitati loro sono in ogni caso di una gravità indicibile; ma lo sono ancora di più se si considera che sono stati compiuti da personale in servizio, soggetto sempre e comunque ai quattro inviolabili principi dell’azione umanitaria: umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza. In particolare, UNRWA stesso afferma che la neutralità (ovvero gli aiuti umanitari non devono favorire nessuna delle parti in un conflitto armato o in un’altra disputa; devono astenersi dal prendere posizione nelle ostilità e dall’impegnarsi in dibattiti e controversie politiche, religiose, razziali o ideologiche) è “particolarmente importante nel complesso panorama politico in cui opera oggi l’Agenzia” e dichiara di “promuoverla e rafforzarla nelle sue strutture e nel suo personale su base regolare”.

L’ONU è una realtà vasta ed articolata: impiega 37 mila persone, ma se si considerano anche tutte le Organizzazioni di sua derivazione (UNICEF, UNHCR, UNDP, ecc.) si superano le 125 mila (dato 2022); alle quali si aggiungono i 97 mila caschi blu, dislocati nelle missioni di peacekeeping dagli Stati membri, che agiscono comunque sotto le sue insegne e contribuiscono, nel bene e nel male, a determinarne la reputazione.

Si dirà che in un gruppo così vasto di persone non ci può non essere qualche pecora nera, qualche mela marcia. Vero, ma in questo caso non stiamo parlando di piccole violazioni, bensì di terrorismo efferato; di crimini gravissimi di violenza, rapimento, stupro, omicidio.

Nonostante il prossimo Summit of the Future (settembre 2024), una riforma radicale dell’assetto dell’ONU è al momento improbabile; ma si potrebbe almeno snellirlo un po’. L’obesità è associata all’infiammazione cronica, responsabile di diverse patologie, non solo negli organismi umani.

Lascia un commento.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.