Pur con accenti diversi, altri eminenti scienziati[1], oltre a Mark Solms, hanno concordato in anni recenti sul fatto che la coscienza primaria[2], quella emersa faticosamente per prima nel corso dell’evoluzione delle specie, non “risieda” nella corteccia cerebrale, ma nel tronco encefalico, e sia fondamentalmente non cognitiva[3].
Per Bjorn Merker, che ha studiato la stimolazione del tronco encefalico e i meccanismi di orientamento in un’ampia gamma di vertebrati, l’uscita (nel corso dell’evoluzione delle specie) dallo stato puramente vegetativo sembra dipendere proprio dalla presenza di un piccolo nucleo di neuroni, che circonda il canale centrale del mesencefalo.
Ne consegue che molte altre specie animali non umane sarebbero dotate, come noi, di una coscienza primaria, che ci mette nelle condizioni di provare sensazioni (feelings) basiche, come la fame, la sete, il dolore, la sonnolenza, ecc.
Questa affermazione può forse ancora indispettire alcuni convinti assertori della superiorità dell’uomo, ma non sorprende più molto ed è sempre stata, per la verità, una radicata convinzione degli animalisti.
Però c’è dell’altro.
Il concetto di “coscienza primaria” è stato in realtà proposto da Gerald Edelman, biologo, premio Nobel per la medicina, uno dei massimi esperti delle funzioni cognitive mentali. E seguendo il ragionamento e gli studi di questo scienziato, apprendiamo (per quanto possa sembrare strano) che l’evoluzione della coscienza è in primo luogo evoluzione della coscienza morale (la conscience, diversa dalla consciousness), intesa come sedimentazione in istinti di veri e propri “valori”, determinati dalla pressione selettiva-adattativa nell’ambito di interazioni sociali con conspecifici e con l’ambiente.
Quando, noi umani, siamo portati a pensare che il senso morale sia un’applicazione delle nostre facoltà mentali più sofisticate, cioè che la conscience “segua” in qualche modo la consciousness, ci riferiamo implicitamente alla moralità come si è venuta manifestando all’interno del nostro mondo umano. In effetti, la conscience precede sempre la consciousness, sviluppatasi successivamente grazie all’acquisizione del linguaggio, e non si potrebbe dare la seconda in assenza della prima.
Ritornando al tentativo in corso del team di Solms (vedi il precedente post Ma dov’è la coscienza?) di infondere una coscienza in una AI ed alla luce di quanto riassunto brevemente sopra, ci si può chiedere legittimamente di che tipo di “coscienza” si stia parlando. Non sembra essere una conscience perché nel caso dell’AI non sono date pressioni selettive-adattative, né interazioni sociali; e, a maggior ragione, non può essere una consciousness, nel senso pieno del termine. Potrebbe essere una awarness o, meglio ancora, una self-awarness? Vedremo.
[1] In particolare Antonio Damasio, Bjorn Merker e Jaak Panksepp, citati più volte dallo stesso Mark Solms nel suo libro The Hidden Spring. [2] Diversa dalla c.d. coscienza superiore, tipicamente umana, per cui si è coscienti di essere coscienti. [3] Ed inoltre abbia una funzione omeostatica.